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385. e. 3.
1. x1. e. 3.
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nell ignudo, che traſcuraſſero quanto ap-
partiene al colorito, perchè ſtimarono nel-
le ſtatue aver primo luogo il diſegno, eperò il ſolo Michel' Angelo aver' in eſſeaguagliato gli antichi Greci, ma nelle pit-ture I ingannar' occhio, e rappreſentareil vero dipender forſe pid dal colore. Delcolore eſaltaſi ben con ragione ſopra ogn-altra la Veneziana ſcuola per Tiziano,Tintoretto, ed altri. Quanto in cid 1noſtri valeſſero, ſi pud raccogliere dall-eſſere alquanti di eſſi ſtati pid volte ne-quadri con Tiziano confuſi: ma in que-ſto ancora ſtimarono eſſi bene di attenerſial vero, e all' imitazione della natura,ne penſarono, che per colorir forte foſ-ſe neceſſario offuſcar tanto, che reſtinotalvolta l' opere quaſi occulte, nè di far1 ombre più forzate, e pid violente diquel che in fatti ſi veggano. Singolare ſi re-ſe ancora la noſtra ſcuola in quella ſpezie dipitture, che ſi diſſero da Greci monocro-mi, cioè unicolors, non uſando che un co-lor ſolo: modo ingegnoſo, che all' aria ealla pioggia reſiſte piu, e in cui ſpicca labravura del diſegno, e il bell' artifizio delfare i lumi, e' ombre, e per conſeguen-za il tondo, e A rilevo, non altrimenti checaricando alquanto pi, o alquanto menoI colore iſteſſo, onde chiamiam tali opereChiariſcuri. Ne fece Apelle, come s im-para da Petronio Arbitro, e Zeuſi in bian-co, come da Plinio. In Roma ne furon diroſſi, e di neri, facendone menzione Ora-Zio nelle Satire, e d' altre tinte, onde par-larono Plinio, e Quintiliano di coloro, chedipingeano ſingulis colbribus. J noſtri vi uſa-rono tinte dolciſſime. Di Battiſta dal Mo-ro, di Domenico, e del Farinato opere dicosl fatta maniera veggonſi in copia con ſom-ma perfezion diſegnate. Che di queſti va-lentuomini cos a ſecco ſia ſtato parlato, dachi m ha fatto menzione, non è maravi-glia, perchè ho oſſervato tener ſovente gliScrittori lo ſtile de compratori, cio di ba-dar pid al nome, che al merito. CertoFranzeſe nell' oſſervare il quadro, ch' è inS. Fernio, fatto da Paolo aſſai giovane,parendogli non ne veniſſe fatto gran conto,offer! mille ducati, e diede ſegno d' eſſerper creſcere ancora non poco. Fu interro-gato, perchè non ſi moſtraſſe cos! voglio-10 d' uno che ſi ha gell iſteſſa Chieſa, diBattiſta dal Moro, e d' altro del Caroto,che ſenza dubbio ſon più ſtimabili, e dimolto migliori. Riſpoſe, eſſer ciò veriſſi-mo, ma che in Francia un quadro grandedi Paolo l' avrebbe venduto a ogni prezzo,e un del Caroto, o del Moro, ignoti nomi,pochiſſimo.Ver. Auſtr. Parte III.
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Delle ſcuole, che abbiam detto avere ac-quiſtato grido in Verona nel principio del500, ci rimane ancora la quarta, che fuquella d Antonio Badili, pid fortunata ditutte, poichè ci diede Paolo Caliari, ilqualꝰ eſſendo ſuo genero, come i documen-ti inſegnano, non ſuo nipote, com' è ſta-to finora creduto, fu da lui tenuto in caſa,e in tenera età inſtruito nell' arte. Preſeerrore il Vafſari, quando ſcriſſe eſſer lui ſta-to diſcepolo del Caroto Nacque intornoal 1530, e mor! l' anno 1588. Diede benpreſto ſaggi grandi del ſuo raro talento, egiovanetto ancora opere fece di mirabil bra-vura, onde fu chiamato a Mantova dalCardinal Gonzaga inſieme con Domenico,col Farinato, e con Battiſta dal Moro.Tornato in patria, ſuperando in eſſa di mol-to il grido, e la ſtima de ſopradetti, e d-alcun' altro ancora, paſsdò a lavorare in pidville nobili del Vicentino, e del Trevigiano;indi ſi portòè a Venezia. Quivi dice il Ri-dolfi, che ſi perfezionò con la maniera Ve-neziana, e col modo di colorire di Tiziano,e del Tintoretto. Ma per verità ſi avanzòegli bens ancora con l' eta, e col ſuo ma-raviglioſo ingegno, ma nè mutò maniera,ne di quella del Tintoretto punto preſe,ne per quella di Tiziano punto ſi diſcoſtò
dalla Veroneſe, qual ſe ben variata, e con
la ſua mirabil fecondità acereſciuta, perle particolarità ſopra eſpreſſe anche nelſuo fare molto ben ſi ravviſa. E ſo-verchio il diffonderſi in parlar di lui tan-to celebrato in ogni parte; ma tengaſicon tutto ciò per certo, in pochi luoghieſſer lui conoſciuto a baſtanza, perchè inpochi luoghi arrivarono opere ſue delle mi-gliori, e delle grandi; e moltiſſime ęira-no ancora, nelle quali ebbero parte il fra-tello, ei figliuoli, ed altri della ſua ſcuo-la. Se foſſe veduto in Roma il miracolodi S. Barnaba, che abbiamo qui, e il mar-tirio di S. Giorgio, maraviglie per certo neſarebbero da alcuni fatte, e ben confeſſe-rebbero, di non aver ſaputo qual pittorfoſſe Paolo. Una delle pi famoſe ſue ope-re, deſcritta dal Ridolfi, che fu manda-to qua a ricopiarla, era parimente quellanel Refettorio di S. Nazaro or miſeramen-te perduta. La felicità del ſuo talento, edella pittoreſca immaginativa non ſaprei di-re da qual dei profeſſori ſi pareggiaſſe. Ve-duta, e rimirata bene una perſona, ne fa-cea mira bilmente il ritratto in diſtanza ſen-za averla innanzi! Se tu conſideri* opereincomparabili di Raffaello, ti parrà di ri-conoſcere un pittore fatto con lo ſtudio, eſu le ſtatue Greche; ſe tu conſideri quelledi Paolo, tu vedi un 1 fatto ſu ja na-tu-