tura, e da ſe. Il compleſſo de' ſuoi doninon ſaprei dove poteſſe rinvenirſi: diſegnofranco, perfetto colorito, ſomma intelli-genza nel lume, nell' unire, e nel degra-dare; ſingolar nell' ornare, fecondiſlimonell' inventare, vivaciſſimo nell'eſprimere,ritratti parlanti, cani, e cavalli vivi, ar-chitetture nobiliſſime, e ſpeſſo ſenza alcunpregiudizio delle figure tirate a tutto rigo-re di proſpettiva: un ſegreto di far che iltutto inſieme ſia mirabile, anche quandole parti preſe da ſe non foſſero di tutto gu-ſto: raccolto in ſomma, e conglunto quan-to di pin caro può dar queſt' arte. Av ven-nemi una volta de udire in congreſſo di bravidilettanti, e di profeſſori conchiuder dopomolto ragionamegto, che quattro Pittoriſopraſtanno a tutti gli altri, e formano una
claſſe da ſe: Raffaello, Coreggio, Tizia-
no, e Paolo. Leggeſi nella Felſina Pittrice,che tre Pittori ammirava il gran Guido Re-ni; Raffaello, Coreggio, e Paolo. L' o-pere di Paolo ſtudiarono ſopra tutte i duegran Fiamminghi Rubens, e Vandic.pard Eattiſta Zelotti, franco e valoroſopittore, di cui tante coſe ſi trovano, ſpe-Zlalmente a freſeo in varj luoghi dello Sta-to Veneto. II Ridolfi, che ne trattò a lun-go, molte delle ſue fatiche deſcriſſe, e ſpe-zialmente quelle del Cataio, ſuperba villade gli Obizi nel Padovano. Affermò, eſ-ſere ſtato de' migliori del ſecol ſuo, e co-me usò a freſco colorito cos paſtoſo, chepare a olio. Le ſue coſe facilmente ſi ſcam-biano con quelle di Paolo, in compagniadel quale fu chiamato a lavorar più volte;ma il colorito per verità è ſpeſſo pid vivo.Opere ſue ſi veggono a Venezia nel granConſiglio, e nella Libreria publica, e dilui ſono in Vicenza le due facciate del mon-te di Pietà.
Pittori di gran vaglia furon poi Benedet-to Caliari fratello, e Gabriele, e Carlo fi-gliuoli di Paolo, maſſima mente queſt' ul.timo, ch' emulava gia la gloria del padre,quando nel vigeſi moſeſto anno di ſua età glifu troncato il fi lo della vita. Delle fatturedi queſti parla il Ridolfi„ gi che non neabbiamo qui che ſi ſappia. D una belliſ-ſima tavola da altare col nome di Carlo apiedi, che fa molto ſpicco nella ſceltiſſimaGalleria di Firenze, ragiona il Baldinucci.Ampie opere di queſti tre ſi veggono nelleſale Ducali di Venezia.
Si fecero ſotto Paolo Dario Varotari,che fu ancora buon: Architetto di giardini,e dell' opere del quale ſi pregiano Venezia,e Padova, ma non Verona; FranceſcoMontemezzano, che dipinſe à Venezia in
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Palazzo, Eliodoro Forbicini celebrato perle grotteſche; Antonio Faſolo, LuigiBenfatto, Maffeo Verona, ed altri, dequali con lode parlano gli Serittori. Non ſiſa di che ſcuola foſſe Tullio India, che aſſai
ſi diſtinſe neritratti; ben ſi ſa, ch'egli in-
ſtrul nell arte Bernardino ſuo figliuolo, ilquale molto operò, e non ſenza applauſograndiſſimo: i diſtingue tra l' altre ſue fa-tiche la Natività in S. Berpardino. Aleſ-ſandro Varotari celebre in Padova, fu fi-gliuolo, e ſcolaro di Dario, e maeſtro diGiulio Carpioni. Seguitò le maniere diPaolo, e del Zelotti anche Giovan' Anto-nio Fa ſolo. Fu gran pittorè anche OrlandoFiacco, e ne fanno fede i ſuoi quadri in S.Nazario, e nell Abticonſiglio.
Altri nomi potrebbero qui regiſtrarſi, ſenoſtra intenzione non foſſe di ſolamente farricerca de principali. Mirabil coſa&, co-me ſotto una o due ſole tavole eccellente-mente condotte nomie s' incontran talvoltaper altro ignoti. Di Zeno Doniſi a cagiond' eſempio altra notizia non ſi ha, che peruna pala in S. Giovanni della Beverara, eper altra nella Parochiale di Povigliano:con tutto ciò chi queſte due opere oſſerve-ra, e ſpezialmente la ſeconda, ſarà co-ſtretto dire meritar coſtui d' andare a paroco primi. La ſua maniera par venire daFelice Bruſaſorzi. Ma tra i ritratti d- uo-mini illuſtri dello Studio Liſca, de' quali ſiparlo nella prefazione a gli Scrittori, quat-tro pittori ſi veggono, che arrivan noviſſi-mi, e pure ſono in iſchiera co pid famoſi.Poco ſi trova anche del Bernardi detto Bi-golaro, che operò per altro molto nobil-Renee 5
Nella prima metà del 1600 la ſcuola Ve-roneſe fu bravamente continuata, e conmolta lode da gli allievi di Felice. SantoCreara aſſai ſi diſtinſe fra queſti: veggaſi inS. Caterina dalla ruota, e in S. Cecilia.Nè reſtò punto addietro Mare Antonio Baſ-ſetti, ſia per colore, ſia per diſegno: in Ro-ma nella Chieſa dell' Anima belle fatture dicoſtui annovera con lode il Titi: veggaſi dilui in S. Stefano, e in S. Tomaſo preſſo lapiazza. Che diremo di Paſquale Ottini 5 11quale avendo Felice laſciato per la ſua mor-te imperfetto il grandiſſimo quadro a S.Giorgio, della manna nel deſerto fu ſcelto adargli compimento, il che fece con maeſtrianon minore di chi h avea incominciato. Eb-be una certa robuſtezza nel ſuo pennello, etal forza d- eſpreſſione, che reſe ammirabi-le la ſua maniera, talchè pochi gli s' aggua-gliarono in quelb età: la madre ſua fu Ro-mana, e campd anni 107. Egli mor! nellapeſte del 1630: opere diſtintè ee 8.
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