165 S e 166
Stefano, nella Diſeiplina, in S. Franceſcodi Paola, e nella ſagreſtia della Ghiara.
Ma ſecondo molti ſuperò tutti gli altriAleſſandro Turchi, il quale, come di po-veriſſima condizione, dal condurre attorno inſua puerizia un cieco, acquiſtò il ſopranomed' Orbetto. Per ſua buona ſorte fu oſſer-vato da Felice Bruſaſorzi, mentre andavaſegnando col carbone figure ſu i muri; dalche traſpirando la forza del genio, e dell'abilità, ſe lo preſe in caſa per garzone,adoprandolo per macinare i colori. Ma mo-ſtrandogli nelb iſteſſo tempo i principj del-la pittura, lo riduſſe col tempo a termined' operar da ſe bravamente. Si portò poi aVenezia, ed a Roma, dove quadri fececommendatiſſimi. Tornato in patria vi la-voròd le migliori coſe ſue, ma con tantorammarico dell' invidia, e con tanta im-Portunità di perſecuzioni, che ſinalmenteriſolſe dar luogo, e tornarſene di nuovo aRoma, dove mor! l' anno 1648, dopo a-vervi preſa moglie di caſa nobile, per quan-to ſi dice, e che l obligava a trattarſi ſplen-didamente. Profeſſori di grido ſi ſono udi-ti alle volte eſaltar le pid ſcelte fatiche diqueſto pittore niente meno che quelle de iCaracci, e del Coreggio, e di Guido Reni.Oſſerviſi il ſuo quadro alla Miſericordia, equelli in caſa Gherardini.
Ma perchè non ſi doveſſe dire, eſſere ſta-to riſtretto neo diſcepoli di Felice tutto ilpregio della pittura di quell' età, ſorſeClaudio Ridolfi, il quale mori ottuage-nario nel 1644. Non di Paolo come talu-no ha detto, ma ſi crede foſſe ſcolarodi Dario Pozzo, nè ſecondo la manieradi Paolo operòd mai. Andò poi a Roma,e ſi trattenne qualche tempo in Urbino,ove preſe moglie, a richieſta della qua-le abbandond finalmente del tutto la pa-tria, e finl ſua vita nella Marca d' An-cona. La maniera di queſto dipintore&nobile, grapdioſa, corretta, e degna dilode quanto qualunque altra; di che lemolte ſue e pregiatiſſime opere, che quiabbiamo, fanno teſtimonianza. Tra quel-le che manddò fuori, ſingolare applauſoriportò il gran quadro per S. Giuſtina diPadova: in Verona ſi diſtinguon quelli diF. Eufemia, di S. Pietro in carnario, diS. Paolo, di S. Tomaſo preſſo la piazza,e nella ſacriſtia de Canonici. Merita d-eſſer qui ricordato Antonio Coppa, chefu allievo di Guido Reno„e laſeiò pidopere degne d' approvazione: cos GioanBattiſta Barca, ſe ben nato in Mantova,perchè venne qua fanciullo„e vi rimaſeper ſempre, avendovi appreſa, ed eſer-eitata“ arte con lode..
Ver. Auſtr. Parte III.
Dal fin qui detto ſi pudò riconoſcere qualdiſferenza corra tra il far da ſe regiſtro del-le proprie coſe, e il laſciarne a gli altri lacura. Neè Vaſari, nè Ridolfi, nè Baldi-nucci, nè verun altro ha dato luogo tra levite al Badile, al Giolfino, al Ligozzi,all' Ottini, al Creara, all' Orbetto: puree indubitato, che queſti ſei valentuominibaſterebbero da ſe ad illuſtrare in materiadi pitture una provincia. Di Domenico 1di Felice, di Battiſta dal Moro di PaoloFarinato toccò leggermente il Vaſari; maſe ſi foſſe trasferito a Verona, e ne ayeſſeveduto l' opere, altrimente per certo ſi ſa-rebbe contenuto. Cosl il Baldinueci man-dato da ſuoi Principi per la Lombardia, eda Venezia per inſtruirfſi di queſte manie-re, non credè neceſſario il venire a Verona;dove ſe ſi portava, avrebbe creduto di tro-varſi in un mondo nuevo, come S eſpreſ-ſo alcun' inſigne profeſſor foraſtiero in ſimileongiuntura. Tra le ſcuole in Italia celebrinon ſuol veramente nominarſi la Veroneſe;ma ſe a veruna dell' altre inferior ſia; logiudichino que' profeſſori, che vorrannoprenderſi l' incomodo di venir a eſaminareun centinaio dell' opere ſcelte de- noſtri inqueſta Città, e nel diſtretto. II Bellorinelle Vite afferma, ch' era viziata affatto,e corrotta la pittura; che tacevano ſenza
laude di pennello le ſcuole di Firenze, e di
Roma; che non udivaſi pid in Venezia, oper la Lombardia quel chiaro grido de' co-lori, eſtinto nel Tintoretto ultimo de“ Ve-neziani pitłori; quando piacque a Dio, cheper un elevatiſſimo ingegno riſorgeſſe l' arte
decaduta, e quaſi eſtinta, e fu Annibale
Caracci. Conferma il Baldinucci, che alui debbaſi la gloria d' aver reſtituite I' artidel diſegno alla lor prima nobiltà, e gran-dezza, non poco decadute principalmenteper la mancanza de' gran maeſtri dello Sta-to Veneto. Verona fecondo l' uſo, e i pro-fellori ſuoi non cadono in penſiero. Quelgrand uomo nacque nel 1560, e mor! nelO9. Laſciamo quanti in quel tratto di tem-po lavoraſſero qui d' ottimo guſto, ma finoal 1603 operd il Farinato, e fino al 1604operd Felice. Mente però di que Serittoriforſe fu di notar la declinazione, che pa-ti veramente l' arte, dopo il 1600, e nell:inoltrar di quel fecole. II Baldinucci ovetratta del Poſſino, tocca di nuovo, comei modo del dipingere era allora generalmen-te in iſtato poco lodevole, e che appena inRoma, in Firenze, in Bologna, e in Ve-nezia opere di merito ſi vedevano. Ma inquel tempo ſteſſo fiorivano in Verona Otti-ni, Orbetto, e Ridolfi. Valente profeſſorVeneziano, in molte parti ben noto, diſſe2 g¹³