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Verona Illustrata / [Scipione Maffei]
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173-174
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173in altra Citta di Lombardia poco avantidipinto, con gran quantità di figure brava-mente condotte; ma ſecondo il coſtumefantaſie ideali, e ſenza rappreſentar nien-te di vero, ne di poſſibile. Lodata l- ope-ra, ſi troyd chi diſſe, che quando con tan-ta ſpeſa ſi aveſſe a colorire un telone, avreb-be conſigliato piu toſto di fingervi per ca-gion d'eſempio una bella Scena„quali vera-mente ne Drami veggiamo, e in eſſa un bal-40 Teatrale, e figurato, con abiti non inuſita-ti, ma quali veramente in tal congiuntu-ra s' adoprano. Bel campo avrebbe con cidla cognizione di proſpettiva, el arte di degra-dar le tinte; ma inſieme la bravura d' animarle figure col moto, e di moſtrarle tutte inatteggiamenti grazioſiſſimi, e vivi;e chi ta-li immagini vedeſſe, correndo ſubito conla mente al vero più volte veduto, ſommopiacere ne ritrarrebbe. Fu detto ancora, chenon volendoſi entrare in tanto impegno, ſipotrebbe rappreſentarvi le tre Muſe, qualiappartengono al Teatro, l' una con la ſua li-ra, haltre due con le lor maſchere in mano,e queſte in figura di teſte ſecondo la veritàantica; e fu detto, che volendoſi riempiere al-quanto, ed abbellire, ſi potrebbe farlo conamoretti, cioè Genj, che maneggiaſſeroſtrumenti, e ſi atterriſſero di quelle maſ-chere, e delle lor gran bocche.

Quanto ſi& toccato, come neceſſarioper ſegnalarſi ſovra l' uſo, cioè di ſtudiarla Storia, e l' erudizione, d'oſſervar le re-liquie antiche, d'eſprimer gli affetti, e dirappreſentare il vero, ſuppone il Pittoregia valente maeſtro nel fondamental dell'arte, e d' ingegno, e di forte immaginati-va dotato dalla natura. Troppo preſto peraltro ſogliono i giovani in oggi ſtancarſi difaticar nel diſegno; poichè la correzione dieſſo, la giuſtezza delle proporzioni, quel-la parte che vi ſi ricerca di notomia, l' oſ-ſeggiare a luogo, e il muſcoleggiare a tem-po, non ſono faccende da ſpedirſene in bre-ve. Che diremo del colorire? perchè nondobbiamo fare ogpi sforzo di ritrovar quel-le tinte, che immortalarono i noſtri, e Ti-ziano, e i Correggio, e che pur' eſſi ritrae-vano dalloiſteſſe terre? Non ſo ſe giovi il cer-car di renderle piꝭ toſto gagliarde, e viſto-ſe, che naturali, e vere, e il cacciar tan-to d' azurro, e di colori fini, dal che Pao-lo, e i noſtri ſi tenner già lontani. E per-chè nel lavorare a freſco non ricerchiamnoi qual'arte aveſſero i noſtri del 1500 difarſi preparare i muri? poichè le lor pitt u-re paiono a olio, e non groppoloſe comꝰ o-ra, ma ſon liſce, e pulite, qual ſe foſſeroſu tele ingeſſate. E' per fine da rifletter

molto, come una pittura può eſſer ben di-

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ſegnata„e ben colorita, e non per tantoeller cattiva, per mancar de lumi e dellombre a luogo, e dell' avanzare a propor-zione, e diminuire. Mirabile è la virtàdella proſpettiva, che con variar grandez-ze é per forza di meze tinte, e di chia-roſeuro, e ſopra tutto di contrapoſti, cita a Pparire ſcorci mirabili, e sfondati gran-di, e diſtanze di varj gradi in una pura ſu-perficie. Non ſo ſe accordi con la proſpet-tiva huſo per cagion d- eſempio che aſſaicorre in oggi, di moſtrare i piedi delle fi-gure in aria perpendicolari con la gamba,e di far vedere il collo del piede tutto infacciata, benchè la gamba non iſcorei, nèripieghi in dentro. aAll iatero riſorgimento di s bell' artedovrebbe chi può dar mano eol far lavora-re opere grandi all' uſo d' altri tempi. Sicoſtumò già di pitturar talvolta anche iproſpetti delle caſe nobili, e ben architet-tate. D' opere incomparabili ſenza talꝰ uſo ſa-remmo privi, e quando non rimaneſſero eſpo-ſte al vento di tramontana, le veggiam dura-te ſopra dugentꝰ anni, e conſer varſi anco-ra. Ancor pid ſi coſtumarono gran fregi diligure al naturale ſotto le gronde, e coslnelle Sale, dove tanti ne abbiamo ancorabelliſſimi, e dove poi altri ornati ſotto ſidiviſavano. Ma le Sale dipinte interamen-te per molt' altri voleanſi, e tanto pid nel-le volteʒ e cos le gallerie, le logge, le ſtan-2e terrene, e altri ſiti ne Palagi, con chebell' adito ſi dava a gli operatori franchi,e inventivi, altro eſſendo lo ſtudiar minu-tamente due figure ſu un quadro, ed al-tro lo sfoggiarne cento in ampia parete.Non ſi farebbe detto divino Poeta J Ario-ſto, ſe non aveſſe fatto che pochi, e brevicomponimenti per puliti, e per raffinatiche ſi foſſero. Al prefente baſta, che tut-to ſia crudelmente bianco, talchè gli occhiin vece di ricrearſi ne patiſcano grandemen-te. Cosi da un ſecolo all'altro ſi trasfor-ma il ſenſo, quando corrompeſi il guſtonell' arti. Un bravo pennello ſa far vedereanche ripartimenti, e cornici di ſtuceo pro-minenti, e rilevate, ove occorra: nella vol-ta della galleria Farneſe in Roma Anniba-le Caracci finſe una corgicæ Dorica dentrola quale traſcorre h ochio come in un va.vo, fino a un quadro che par, eſſere neltermine dello sfondato, e molto pid al-to ne chi rimira da terra può perſuader-

ſi che ſia altrimenti.

Luo-