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pur nee poſteriori tempi, ſi ricava con ſicu-rezza da Ammian Marcellino, il quale nel-
lo ſtudiato encomio di quella Città ricorda
la ſua Torre, il ſuo terrapieno in mare, iſuoi Tempi, tra quali quel di Serapide, enon Anfiteatro. Anzi in Aleſſandria nè futale edifizio, nè uſo di quei ſpettacoli a cuiſerviva: il che indubitatamente ſi dimo-ſtra da quella Orazione di Dion Criſoſto-mo, con cui cercò divertire gli Aleſſandri-ni dall' ecceſſivo amore de ęli ſpettacoli.li accuſa in eſſa continuamente del vaneg-giare in Teatro, e nello Stadio; del deli-rar per cavalli, per cocchieri, per cantori,per citaredi, per ballerini, per lottatori;ma d' Anfiteatro, di Fiere, di Gladiatorinon c& menzione alcuna. Sovvienmi d' unaLapida riferita da Appiano nella ſua rac-colta, e quinci dal Grutero, che potrebbefar credere ſcuola in Aleſſandria di Gladia-tori, leggendoviſi Procurator Ludi familiaGladiatorum Cæſaris Alsrandreꝶ ad Agy-Num: ma delle Ifcrizioni, fonte, che ſa-namente uſato è il pid prezioſo, e pid pu-ro, molto cautamente ſi vuol far uſo, fin-chè un generale eſame non ne ſia inſtituitoper ſeparar le falſe dalle legitime. vedremoun giorno a Dio piacendo chiaramente co-me la ſudetta Lapida o adulterina&, o intal parte adulterata. Gladiatori conduſſebens in quelle parti Marc Antonio, maper ſoldati, come due mila ne armdò poiOttone contra Vitellio.
Confermerò tutto queſto con aggiungerqui, come il ſudetto Oratore per far co-noſcere a gli Aleſſandrini, quanto ſi faceanridicoli con eſſer dietro agli ſpettacoli cos!perduti, recita 36 verſi, fatti da non ſoqual Poeta in lor deriſione. Notabili ſonqueſti molto, per eſſere un pezzo di Sati-ra Greca, unico di tal genere tra- Grecimonumenti, e non ancora avvertito. Ne
orrò la verſione inerente quanto è poſſibi-je, e ſolamente aiutata alcun poco percoprir qualche imperfezione, che naſcenelb' originale dalb impegno d' andar per lopid parlando con verſi, o con parole Ome.riche.
I cocchieri ora 4 terra ie inchinavano,
Or ſublimi mergean: gli ſpettatori
Non flavas ferm, Aſciau de i lor ſedili,
E gialli per rimors, e dbl la palma
Anſioſi, animæavanſi tra loro 5
Ed ag andbo 12 mani à tutti Dei
Factam progbisre, con clamore uguale
Auel dille cofnacchis,& dblis grue.
Ma color, poichò bin ra ę vin Poſſonte
Bebloro, per le vis del Circo volano
Schiamagando,; e qual viene di cornici
Nuvola, o pur di ſtorni alto gridandos
Cos anch eſſi, allorchò vodeanſi a0Corridors vbnin, che à gli nomin pas⁊iMorte reca, cadean, mettondo flrida,In ſopra l. altro. Ma com pon logiePorta il vento dl gran la prima ſpoglia,O ſtride il fuoco in alte valli, anche aglinoQuaſi fiamme infuriavano, e direſſiNon eſſer ſalvi pur la Luna, i Sole.Quali le foglis ſon, tali ſon gli uominiCli nomin dico leggeri, innamoratiE dgcanti, e dos cocchi: andaba al CislaI gran vociferar dugli uni, e gli altri;E fu chi riguardando l ſuo vicino,Ubriaco, diſſæ, occhi di cane,& coreDi cervo, che pavonti? e perchò misiNell agon diotro il carro? on via, i pruova,Che ti vedrem diſteſo in terra. AlloraCom riſpoſQs Ippocoontèe. AmicoSiedi in gragia, e ſta cheto; il mio conſigliaAccetta, poichò tu miniſtro imbelles,Ed Hai pigri cavalli. Invor liſteſſoParlò un daſtrier balgan di ſotto il giago.Non vbdietu, com'io ſon grande e. bello?Pur la morte miò ſopra, e la poſcenteParca: dihb vi faceſſi unghiati tuttiVoi che qui ſiote la gran Dea Giunons;Talos ſodendo, un di una parte un d altra,Non mi garriſic pid. Co parlava,Aa quelli à Giovs di Saturno figlioSi rivolgean pregandd.Orazio, e Quintiliano, e dopo eſſi Diome-de, diſſero la Satira Luciliana coſa affattoLatina, e non fatta da Greci. Parrebbeda queſti verſi poterſi rivocart in dubio
la verità dell' aſferzion loro, e tanto più
che moſtra non foſſe componimento inuſi-tato, mentre dice l' Oratore adducendogli, u.cosl avere ſcritto an di queſti ſporchi Pocti: e,con che fa conoſcere, che tal genere di ma,,Poeſia era in corſo, e con chiamaręli ſpor-
chi, dinota un carattere de i Satirici. Ag-giungaſi, che i Silli di Timone, come benavvertl Caſaubono nel trattato della Poe.
ſia Satirica, altra coſa certamente non par
che foſſero. Queſto nodo io crederei poter-
ſi ſciorre oſſervando, come i ſudetti verſi
ſono un incatenamento di parodie d. Ome-
ro, e come quei di Timone, cui ſparſa.mente adduce Laerzio, moſtrano, ch'oglialtres tenne l' iſteſſo ſtile. La eſſerſi Pero 1Greci in tal maniera di Poeſia legati per
Io pid, quaſi a modo di centone, a verſi
d' Omero, e ad un rimpaſto di eſſi, cagio-
nd, che poco ſi conſideraſſero, nè veniſſe-
ro computati co Satirici Latini.
Ritornando à noſtro propoſito appareanche in queſta Satira, come i Giuochi d-Aleſſandria conſiſteano in canti, e in cocchi,ne vi erano ſpettacoli Anfiteatrali. Filone,ch era Aleſſandrino, raccontando 1
ne