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s bene illuſtrꝭꝰ quell' incomparabil monu-mento, giunto a que due luoghi prudente.mente li trapaſsd, e nulla ne diſſe. AlBellori, ch altre annotazioni dopo vi fece,parve diſtinguer de gradi e ſtimò rap-preſentarviſi Anfiteatri, dicendo d' uno dieſſi, che tra le fabriche di quella Cittd, oCaſiello foſſe un Anfiteairo Caltrenſe di lagno.Del crederlo di legno, e Caſtrenſe ſi riſe ilFabretti, e ſupponendolo ſtabile, giudicòeſſerſi voluto indicar con eſſo, che quellaCittà foſſe Colonia Romana. Ma. nuovamarca, o contraſegno di Colonia ſarebbequeſto, nè erano Colonie in quella parteancora, ſolamente dopo terminata la guer-ra avendone fondate Traiano, come daDione; e troppo mirabil ſarebbe, che aveſ-ſero avuto Anfiteatri oſcure ed ignote Git.ta ſul Tibiſco. Quando tali pur foſſero gliaccennati edifizj, non altro che di legno, eceleremente fatti da- ſoldati dovrebber cre-derſi, come d' altri due fabricati in Italiada una Legione in tempo di Vitellio ab-biam veduto poc anzi. A credergli operedi legno contribuiſce il vederſi nella primaſtampa, eſattamente diſegnata dal Muzia-no, e pid accurata come il Fabretti atte-ſta, che gli ſtipiti maeſtri nel circuito dital fabrica ſono appuntati nella cima, co-me in Oggi& uſo delle palizate, quali cor-riſpondono al Vallo antico. J legni del Val:lo veramente ci perſuade una Medaglia diLicinio, e cosi I' autorità di Varrone, e diLivio, ch' altra conformazione aveſſero:ma acuminati nell' iſteſſa forma veggonſinel principio della Colonna i legni di quel-lo ſteccato, che in figura parimente ovalecirconda i magazini militari. Altro ebbercertamente che fare i ſoldati in quella guer-ra; che Anfiteatri, e troppe coſe di roton-da, o di oval figura poſſono in que“ duemoghi ſignificarſi dalla corroſa pietra; nè
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ardirà giudicarne chi ſa le ſtravaganti irre-golarità, che nell' opere degli antichi arte.ici s incontrano in fatto di proporzione, ediroſpettiva, per lo che non biſogna punto fi-darſi nè dell' altezza, nò della grandezza, cheappariſce. Nell Arco di Suſa, eretto in onord' Auguſto da Marco Giulio Cottio figliuo-lo del Re Donno, e publicato da noi con laStoria de Diplomi, veggonſi nelle figure delFregio porco, e bue piꝭ alte degli uomini.Figura non diſſimile dall accennate dellaColonna Traiana, ma con alquanto maggiorſembianza d' Anfiteatro, miraſi in alcuneMedaglie d' argento, il roveſcio delle qualiſarebbe ſenza dubbio cos! interpretato, ſele iſerizioni intorno non ripugnaſſero, e ſe ilrotondo quivi rappreſentato non foſſe da pri-mi Antiquarj, che oſſervarono, ſtato bat -tezato per Caſtri Pretoru, ond'è, che in poſ-ſeſſo di tal nome mantienſi fino al di d'oggi.Prima di venire ad eſſe, altra ne porrò qui,che ſecondo me rappreſenta! iſteſſo, e perquanto è del reciato, pare faceſſe ſtrada aquelle. Ha la teſta di Fulvio Giulio Quie-to, che va fra Tiranni, e di cui MedagliaGreca non ſi& finor publicata, ma ſolamen-te una Egizia regiſtrata dal P. Banduri. Cheil riverſo non figuri nè Pretoriani, nè altriAlloggiamenti, o ſteccati, come d' altreſimili vien creduto, è manifeſto dal vederſichiaramente mura, e torri, e ſontuoſe por-te, e dall' inſegnarci la parola ſotto, com'&la Città di Nicea. Battuta dall' iſteſſa, e contipo ſomigliante, altra Medaglia Greca nonprima veduta di Macriano fratello di Quie.to ha meſſo fuori il Sig. Haim Romano nelTeſoro Britannico. Nella guerra, che in quelleparti allor bolll oo Perſiani, ed in cui valo-roſamente ſi portòꝰ Quieto,& naturaliſſimo,che le mura, e le porte di Nicea foſſeroriſarcite; al che ſi alluſe da Cittadini intali monete.