di M. Gio. B. Adriani. xcv
e per la invenzione della cosà, la quale può molto giovare a coloro , liquali sono preposti ad udire le acculò de gli uomini. Furono del mede- 0 p ere ^ /«,■ celebra-lìmo artefice molte altre opere celebrate da gli Scrittori, le quali si la- te dagli Scrittori .sciano andare per brevità » essendosene raccontate sorse più» che nonbisognava. Asrovò nell’ arte molte cose , e molto utili, le quali giova-rono molto a quelli, che di poi le appararono • Questo non si trovò giam-mai dopo lui chi lo sapesse adoperare ; e questo su un color bruno» overnice» che si debba chiamate» il quale egli sottilmente distendevasopra s opre già finite ; il quale con la sua riverberazione destava lachiarezza in alcuni de’ colori, e gli difendeva dalla polvere » e nonappariva se non da chi ben presso il mirava; e ciò faceva con isquisitaragione» acciocché la chiarezza d’alcuni accesi colori meno offèndessero lavista di chi da lontano » come per vetro » le riguardasse » temperando ciòcol più » e col meno secondo giudicava convenirsi . Al medesimo tempo .... ,
su Aristide Tebano » il quale » come si dice » su il primo » che dipignesse ^
l’animo » e le passioni di quello. Fu alquanto più rozzo nel colorire. Eb-be gran nome una tavola di costui » dove era ritratto» sia la strage d’unaterra presa per forza » una madre » la quale moriva di ferite » ed appressoaveva il figliuolo » che carpone si traeva alla poppa; e nella madre pa-reva temenza» che ’1 figliuolo non bevesse con il latte il sàngue di leigià morto. Questa tavola estimandola bellissima fece portare in Mace-donia a Fella sua patria Alessandro Magno. Dipinse ancora la battagliad’Alessandro con i Persi » mettendo in una stessa tavola cento figure »avendo prima pattuito con Mnasone principe de gli Esattesi cento mine prex.x.o di cento mi -per ciascuna - Di questo medesimo si potrebbono raccontare altre figure ne per figura .molto chiare, le quali e a Roma » ed altrove furono molto in pre-gio assai tempo ; e fra l’altre uno infermo lodato infinitamente ; per-ciocché ei valse tanto in questuaste » che si dice» il re Attalo aver com-prato una delle sue tavole cento talenti. Viste al medesimo tempo» e -fiorì Protogene » suddito de’ Rodiam » di cui alquanto di sopra si disse :povero molto nel principio del suo mestiere » e di cui si dice » eh’egliaveva da prima esercitato la sua pittura in cose basse » e quasi aveva la-vorato a opera , dipignendo le navi ; ma so diligente molto » e nel di-pignere tardo » e fastidioso » né così bene in esso si sodisfaceva. II van-to delle lue opere porta lo Jaliso » il quale insino al tempo di Vespasia- sue opere .no Imperadore si guardava ancor* a Roma nel tempio della Pace. Di-cono» che nel tempo » eh’egli faceva cotale opera » non mangiò altro»che lupini dolci » sodisfacendo a un tempo medesimo con essi alla fame »ed alla sete per mantenere f animo » ed i sensi più saldi» e non vintid'alcun diletto - Quattro volte mise colore sopra colore a quest’ opera > Mise colore sopra co *riparo contro alla vecchiezza » e schermo contro al tempo, acciocché bre.consumandosi P uno , succedesse l'altro di mano in mano • Vedevasi inquesta tavola stessa un cane di maravigliosa bellezza fatto dall’ arte , edinsieme dal caso in cotal modo . Voleva egli ritrarre intorno alla bocca
del