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Tomo primo.
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184
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184 Seconda Parte

al marmo, e molto vaghe ali’ occhio, siccome fu la detta opera di Ja-dopo. Al che si aggiugrie, che le statue fatte a questo modo , e conle dette mescolanze , non si fendono , come firebbono se falserò di tèr-ra schietta solamente . Ed in questa maniera si fanno oggi i modelli del-le sculture con grandissimo comodo degli artefici, che , mediante quel-le , hanno sempre 1' essempio innanzi, e le giuste misure delle scultu-re , che fanno ; di che si deve avere non piccolo obbligo a Jacopo, che»secondo si dice , ne fu inventore . Fece Jacopo dopo questa opera inSiena due tavole di legno di tiglio , intagliando in quelle le figure , lebarbe » ed i capelli con tanta pacienza, che su a vederle una mara-viglia . E dopo queste tavole , che furono meste in duomo, fece dimarmo alcuni profeti non molto grandi, che fono nella facciata deidetto duomo ; nel!' opera del quale averebbe continuato di lavorare;se la peste, la fame » e le discordie cittadine de' Sanesi , dopo averpiù volte tumultuato , non avessero malcondotta quella città, e cac-ciatone Orlando Malevolti, col favore del quale era Jacopo con ripu-tazione adoperato nella patria . Partito dunque da Siena si condusseper mezzo d’ alcuni amici a Lucca, e quivi a Paulo Guinigi, che n’ eraSignore , fece per la moglie , che poco innanzi era morta, nella chiesadi s. Martino una sepoltura ; nei basamento della quale condusse alcu-ni putti di marmo, che reggono un festone, tanto pulitamente , cheparevano di carne : e nella casta , posta sopra il detto basamento, fececon infinita diligenza l’immagine della moglie d’eslò Paulo Guini-gi , che dentro vi fu sepolta : e a piedi d’ està fece nel medesimofasto un cane di tondo rilievo, per la sede da lei portata al marito. L*qual cassa» partito» o piuttosto cacciato» che fu Paulo Panno 1429.di Lucca » e che la città rimase libera » su levata di quel luogo » e perf odio » che alla memoria del Guinigio portavano i Lucchesi » quasidel tutto rovinata . Pure la reverenza » che portarono a'la bellezza del-la figura » e di tanti ornamenti, gli rattenne : e fu cagione, che pocoappresto la casta , eia figura furono con diligenza ali’ entrata della por-ta della sagrestia collocate » dove al presente sono : e la cappella delGuinigio fitta della Comunità. Jacopo intanto» avendo inteso» chein Fiorenza P arte de’ mercatanti di Calimara voleva dare a far di bron-zo una delle porte del tempio di s. Giovanni > dove aveva la prima-»lavorato » come si è detto » Andrea Pifino ; se n’ era venuto a Fioren-za » per firsi conoscere » atteso massimamente , che cotale lavoro si do-veva allogare a chi, nel fare una di quelle storie di bronzo , aveste da-to di se » e della virtù sua miglior saggio.

Venuto dunque a Fiorenza, fece non pur il modello, ma diede finitadel tutto, e pulita una molto ben condotta storia ; la quale piacque tan-to» che se non avesse avuto per concorrente gli eccellentissimi Donatelle,e Filippo Brunelleschi x , i quali in verità nei loro figgi lo superarono» sa-” * ' ■ rebbe

1 Si aggiunga anche il Chibertì, che superò Donata » e Filippo.