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Tomo primo.
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226 Seconda Parte

alcune colonne , che scortano per via di prospettiva ; le quali ripiegan-dosi rompono il canto vivo della volta, dove sono i quattro Evangelisti,la qual cosa sii tenuta bella , e ditììcile . Ed in vero Paolo in quella pro-Vite de'ss, Tadri di- sessione fu ingegnoso, e valente . Lavorò anco in s. Miniato suor dìfinn in un chiostro . Firenze in un chiostro , di verdeterra, ed in parte colorito, le vite_>de’ fanti Padri : nelle quali non osservò molto P unione di fare d' unsolo colore , come si deono, le storie, perché fece i campi azzurri, lecittà di color rosso , e gli edifizj variati , fecondo che gli parve ; ed inquesto mancò , perché le cose , che si fingono di pietra, non possono, eRimproverò arguto non deono essere tinte d’ altro colore . Liceli, che mentre Paolo la-aw abate del luogo, vorava questa opera , un abate , che era allora in quel luogo, gli facevamangiar quasi non altro che formaggio . Perché essendogli venuto anoja , deliberò Paolo , come timido , eh* egli era, di non vi andarepiù a lavorare ; onde facendolo cercar P abate , quando sentiva doman-darsi da’ frati , non voleva mai esser in casa : e se peravventura—,alcune coppie di quel!’ ordine scontrava per Fiorenza , si dava a correrequanto più poteva , da essi fuggendo . Per il che due di loro più cu-riosi , e di lui più giovani, lo raggiunsero un giorno, e gli domanda-rono, per qual cagione egli non tornasse a finir P opera cominciata:e perché , veggendo frati, si fuggisse ; rispose Paolo : Voi mi avete-,rovinato in modo , che non solo fuggo da voi, ma non polso anco pra-ticare , né passare , dove siano legnaiuoli ; e di tutto è stato causa lapoca discrezione dell' abate vostro ; il quale fra torte , e minestre,fatte sempre con cacio , mi ha messo in corpo tanto formaggio , che ioho paura, essendo già tutto cacio, di non esser messo in opera permastrice ; e se più oltre continuassi , non sarei più forse Paolo , ma ca-cio - I frati partiti da lui con risa grandissime , dissero ogni cosa ali’

; stinge nellasappel- abate , il quale fattolo tornare al lavoro, gli ordinò altra vita, che dila dì s. Girolamo de' formaggio. Dopo dipinse nel Cannine , nella cappella di 8. Girolamo de’Tughefi, e m <asa de' Pugliesi, il dossale di s. Cosimo , e Damiano • In casa de’Medici di-• pinse in tela a tempera alcune storie di animali, de’ quali sempre si di-

lettò ; e per fargli bene , vi mise grandissimo studio ; e che è più , ten-ne sempre per casa dipinti uccelli , gatti, e cani, e d’ ogni sortadi animali strani, che potette aver in disegno, non potendo tenerede’ vivi per esser povero . E perché si dilettò più degli uccelli, cheleuh'e detto Uccello, d’altro , fu cognominato Paolo Uccelli. E in detta casa, fra l’altrestoried’animali, fece alcuni leoni, che combattevano fra loro, conlitturc varie . movenze , e fierezze tanto terribili, che parevano vivi. Ma cosa raraera fra 1’ altre una storia , dove un serpente combattendo con un-,leone, mostrava con movimento gagliardo la sua fierezza , ed il ve-leno, che gli schizzava per bocca, e per gli occhi, mentre una con-tadinella , eh’ è presente , guarda un bue , fatto in iscorto bellissimo,del quale n’ è il disegno proprio di mano di Paolo nel nostro libro de’disegni : e similmente della villanella tutta piena di paura, ed in atto