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Tomo primo.
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Vita di Filippo Brunelleschi . 245

che di sua mano ritrasse la piazza di s. Giovanni con tutti quelli spar-timenti della incrostratura murati di marmi neri, e bianchi, che di-minuivano con una grazia singolare : e similmente fece la casa della Mi-sericordia con le botteghe de’ cialdonai, e la volta de’ Pecori, e_»dall’ altra banda la colonna di s.Zanobi. La qual opera, essendogli lodatadardi attesici, e da chi aveva giudizio in queir arte, gli diede tantoanimo, che non stette molto, che egli mise mano a un’ altra , e ritraileil palazzo, la piazza, e la loggia de’ Signori, insieme col tetto de'

Pisani, e tutto quel che intorno si vede murato ; le quali opere furoncagione di destare l’animo a gli altri artefici, che vi attelòno dipoicon grande studio. Egli particolarmente la insegnò a Malaccio pittore L'insegnò a M*s*cci«allor giovane, molto suo amico, il quale gli fece onore in quello , cheeo-li mostrò , come appare ne gli edilizj dell'opere lue . Nè restò ancoradi mostrarla a quelli, che lavoravano le tarsie , che è un’arte di com -insegnò *' lavorati-mettere legni di colori, e tanto gli stimolò, che fu cagione di buono ridi tarsìe.ufo, e di molte cose utili, e che si fecero di quel magistero,ed allora e poi,e di molte colè eccellenti , che hanno recato e fama , e utile a Fioren-za per molti anni. Tornando poi da studio Messer Paolo dal pozzoToscanelli, e una lerà trovandosi in un orto a cena con certi suoiamici , invitò Filippo , il quale uditolo ragionare dell’ arti mate-matiche , prese tal familiarità con seco, che egli imparò la geome- imparò la getmetria,tria da lui. E sebbene Filippo non aveva lettere , gli rendeva sì ra-gione di tutte le cose con il naturale della pratica esperienza..»,che molte volte lo confondeva. E così seguitando, dava opera alle studialasaer* urit-cofe della Scrittura cristiana , non restando d’intervenire alle dispu - ti,Ta •te , e alle prediche delle persone dotte , delle quali faceva tanto ca-pitale per la mirabil memoria sua , che M. Paolo predetto , cele.brandolo, usava dire , che nel sentire arguir Filippo gli pareva unnuovo santo Paolo. Diede ancora molta opera in questo tempo alle intelligenza e urati-cofe di Dante , le quali furon da lui bene intese circa i siti, e le mi- ea >**ll’optredi Dan-su re , e spesso nelle comparazioni allegandolo, se ne serviva ne’ suoiragionamenti. Nè mai col pensiero faceva altro , che macchinare , eimmaginarsi cose ingegnose , e difficili. Nè potè trovar mai ingegno ,che più lo satisfacesse , che Donato, con il quale domesticamente con-fabulando , pigliavano piacere 1’ uno dell’ altro, e le difficoltà delmestiero conferivano insieme . Ora avendo Donato in que’ giorn i su* parere argute fi.finito un Crocifisso di legno , il quale fu posto in senta Croce di Fio- ; Crcc! ^renza, sotto la storia del fanciullo , che risuscita s. Francesco , dipin-to daTaddeo Caddi * , volle Donato pigliarne parere con Filippo,ma se ne pentì ; perché Filippo gli rispose , eh’ egli aveva mesto uncontadino in croce ; onde ne nacque il detto di : Togli del legno, efanne uno tu ; come largamente si ragiona nella vita di Donato . Per

il che

i Ora questo Crocifisso è nella cappella de’Coati Bardi di Vero!» nd sondo della crociatisinistra.