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Tomo primo.
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246
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Nefinivo in concor-ran.* i e fi* stupirDonai ».

Eletti a far due sta-tue che Donato com-pisce da se.

Concorre alle portedi bronr-o di s. Gio-vanni .

246 Seconda Parte

il che Filippo, il quale , ancorché fosse provocato a ira , mai si adira-va per cola , che gli fosse detta , stette cheto molti mesi, tanto checondusse di legno un Crocifissi) della medesima grandezza, di tal bon-tà , e sì con arte, e disegno, e diligenza lavorato, che nel mandarDonato a casa innanzi a lui, quasi ad inganno ( perché non sapevache Filippo avesse fatto tale opera ) un grembiale , eh’ egli aveva pie-no di uova, e di cose per desinar insieme , gli cascò mentre lo guar-dava uscito di se per la maraviglia , e per 1' ingegnosa, ed artifi-ziosa maniera , che aveva usato Filippo nelle gambe , nel torso , enelle braccia di detta figura, disposta, e unita talmente insieme ,che Donato , oltrail chiamarsi vinto , lo predicava per miracolo ; laqual’ opera è oggi posta in santa Maria Novella fra la cappella degliStrozzi, e de’ Bardi da Verista 1 , lodata ancora dai moderni infi-nitamente . Laonde vistosi la virtù di questi maestri, veramente ec-cellenti , fu lor fatto allogazione dall’ arte de’ beccai, e dall’ arte de’linajuoli di due figure di marmo , da farsi nelle lor nicchie, chesono intorno a Orsanmichele , le quali Filippo lasciò fare a Donatoda se solo , avendo preso altre cure , e Donato le condusse a perfe-zione . Dopo queste cose 1 ’ anno 1401. fu deliberato , vedendo la scul-tura estere salita in tanta altezza, dì rifare le due porte di bronzo deltempio , e battistero di s.Giovanni; perché dalla morte d’AndreaPisano in poi non avevano avuti maestri, che 1 ' avelline» sapute con-durre . Onde fatto intendere a quelli scultori, che erano allora in To-scana , l’animo loro , su mandato per essi , e dato loro provvisione , edun anno di tempo a fare una storia per ciascuno ; fra i quali furono ri-chiesti Filippo, e Donato di dovere, ciascuno di essi da per se, fa-re una storia a concorrenza di Lorenzo Ghiberti, e Jacopo della_»fonte 2 , e Simone da Colle 3 , Francesco di Valdambrina , e Niccolòd’ Arezzo . Le quali storie finite l'anno medesimo , e venute a mostraìh paragone , furon tutte bellissime , e intra se differenti : chi era bendisegnata , e mal lavorata , come quella di Donato , e chi aveva bo-rissimo disegno , e lavorava diligentemente , ma non spartito bene lastoria col diminuire le figure , come aveva fatto Jacopo della Quercia,e chi fatto invenzione povera , e figure minute , nel modo che aveva la

sua

l Al presente c collocato nella cappelli 2 Cioè Jaeopo della Quercia , la cui Vitade’ Gondi allato ali’ altar maggiore dalla par- è qui addietro a cart.i 8 j.te del Vangelo , ma non è tenuto con quel 3 Simun da Colle non so ehi sia . Non eriguardo , che meriterebbe un* opera pii uè pur nell’Abecedario pittorieo.In quel tem-ccccllentc > e singolate di quel che si posta po ci era Simone fratello di Donato . ma nonesprimer con parole . perché non cede a una era da Colle . Lo stello si può dire di Fran-scultura del Bonarroti medesimo - Ma è tan- cesco di Valdambrina > e di Niccolò d'Areaaoto negletto , che pochissimi Fiorentini l’hanno che sono ignoti; ma dubito, che fodero ar-veduto , estendo coperto con una tenda assiti gcntieri.abietta . Vedi il Bocchi nelle Bellezze diFirenze col Ciucili a c. a $4. c le note al R*‘-poso delBorghinia c. 255.