Vita oì Filippo Brunelleschi, 249
di braccia xv. d' altezza , ed in mezzo a ogni faccia fare un occhio grande ; perché , olirà che leverebbe il peso fuor delle spalle delle tribune »verrebbe la cupola a voltarsi più facilmente ; e così se ne fece model-li 5 e si messe in esecuzione. Filippo dopo alquanti mesi riavuto, esfendo una mattina in su la piazza di s. Maria del Fiore con Donato,ed altri artefici, si ragionava delle antichità nelle cose della scultu-ra ; e raccontando Donato , che, quando e' tornava da Roma, aveva fat-to la strada da Orvieto per veder quella facciata del duomo di marmo,tanto celebrata , lavorata di mano di diversi maestri, tenuta cosa no-tabile in que’ tempi ; e che nel passar poi da Cortona entrò in pie-ve , e vide un pilo antico bellissimo, dove era una storia di marmo ,cosa allora rara ; non essendosi dissotterrata quella abbondanza , che siè fatta ne’ tempi nostri . E così seguendo Donato il modo, che ave-va usato quel maestro a condurre quell’opera, e la fine , che vietadentro , insieme con la perfezione, e bontà del magisterio ; accesesiFilippo di una sì ardente volontà di vederlo, che così come egli era , inmantello , ed in cappuccio, e in zoccoli, senza dir dove andasse , sipartì da loro a piedi, e si lasciò portare a Cortona dalla volontà, Va bioccoli a c*r~e amore , che portava ali’ arte . E veduto , e piaciutogli il pilo , lo t0 " a ? er v<ìd ' r unritrasse con la penna in disegno, e con quello tornò a Fiorenza , senza ^ * 'che Donato , 0 altra persona si accorgesse, che suste partito, pen-sando , che e’ doveste disegnare , o fantasticare qualcosa . Così torna-to in Fiorenza gli mostrò il disegno del pilo , da lui con pazienza ritrat-to ; per il che Donato si maravigliò assai, vedendo quanto amoreFilippo portava ali’ arte. Stette poi molti mesi in Fiorenza, doveegli faceva segretamente modelli , ed ingegni , tutti per l’opera della Disegni per la volt»cupola; stando tuttavia con gli artefici in sii le baje; che ali’ora fece della cupola.egli quella burla 1 del Grasiò , e di Matteo ; e andando bene spesso persuo diporto ad ajutare Lorenzo Ghiberti a rinettar qualche cosa in sii leporte . Ma roccoli una mattina la fantasia, sentendo, che si ragionavadel far provvisione d'ingegneri, che voltassero la cupola, si ritornòa Roma, pensando con più riputazione avere a esser ricerco di suora, chenon arebbe fatto stando in Fiorenza. Laonde trovandosi in Roma, e Toma a noma,pervenuto in considerazione 1’ opera , e l’ingegno suo acutissimo, per aver f ar s f P'^ desiderare .mostro ne’ ragionamenti suoi quella sicurtà , e quell’ animo, che nonaveva trovato ne gli altri maestri, i quali stavano smarriti insieme co imuratori, perdute le forze , e non pensando poter mai trovar modo davoltarla , né legni da fare una travata , che suste sì forte , che reggeste1’ armadura, e il peso di sì grande edifizio ; deliberati vederne il fine ,se risieno a Filippo a Roma con pregarlo, che venisse a Fiorenza . Ed vienpregato » tornaregli, che non aveva altra voglia , molto cortesemente tornò - E ragù- » storcala per far lanatosi alla sua venuta 1’ ufficio delli operaj di s. Maria del Fiore , e i con- •soli dell’ arte della lana , dissono a Filippo tutte le difficoltà dalla mag-giore alla minore, che facevano i maestri, i quali erano in sua pre-Toiu.I. I i senza
1 quelli oovclU c stampiti in fine del Novellino , o Cento notcUe &c.