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Tomo primo.
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259
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Vita di Filippo Brunelleschi. 259

<li fiorini cento Tanno per sua provvisione a vita . Così dato ordine afar camminare la fabbrica , la seguitava con tanta obbedienza, e con tan-ta accuratezza , che non si farebbe murata una pietra , che non T avessevoluta vedere. DalT altra parte Lorenzo trovandosi vinto, e quasisvergognato» fu da' suoi amici favorito, e aiutato talmente, cheti-.tò il salario, mostrando , che non poteva essere casto per insino a treanni di poi . Faceva Filippo di continuo , per ogni minima cosa, dise-gni , e modelli di castelli da murare , e edifizj da tirar pesi . Ma nonper questo restavano alcune persone maioliche , amici di Lorenzo , difarlo disperare con tutto il dì farli modelli contro per concorren-za , in tanto che ne fece un maestro Antonio da Verrei li , e altrimaestri favoriti, e messi innanzi ora da questo cittadino , ed ora da quel-T altro, mostrando la volubilità loro, il poco sapere, e il manco inten-dere ; avendo in man le cose perfette , e mettendo innanzi T imperfet-te , e disutili. Erano già le catene finite intorno intorno ali’ ottofacce , e i muratori inanimiti lavoravano gagliardamente ; ma fòlle- MtirAter i r ip rt n ^citati da Filippo più che ’l sòlito , per alcuni rabbuffi avuti nel mura- stoppo diffitultuno ilre , e per le cose, che accadevano giornalmente , se lo erano recato a hw» -noja. Onde mossi da questo , e da invidia , si strinsonoinsieme i capifacendo sètta , e dissono, eh’era faticoso lavoro, e di pericolo , e chenon volevan volgerla senza gran pagamento ( ancoraché più del soli-to loro stato cresciuto ) pensando per cotal via di vendicarsi con Filip-po , e fare a se utile. Dispiacque agli operai questi colà, e a Filippo f e r ;f en 't_,similmente, e pensatovi fu , prese partito un sabato sera di licen-graziosamente.ziarli tutti. Coloro vistisi licenziare, e non sapendo, che fine avestead avere questa cosa , stavano di mala voglia ; quando il lunedì seguen-te messe in opera Filippo dieci Lombardi, e còn lo star quivi pre-sente , dicendo : fa’ qui così, e fa’ quà , gì’ instruì in usi giorno tanto,che ci lavorarono molte settimane . DalT altra parte i muratori, veg-ger.dosi licenziati, e paltò il lavoro , e fatto loro quello scorno , nonavendo lavori tanto utili, quanto quello, messono mezzani a Filippo ,che ritornerebbono volentieri, raccomandandosi quanto e’potevano • Co-sì li tenne molti dì in fu la corda del non gli voler pigliare ; poi gli ri-messe con minor salario , che eglino non avevano in prima ; e così do-ve pensarono avanzare , persone , e con il vendicarsi contro a Filippo ,sedotto danno , e villania a se stessi . Erano già fermi i romori, e venu-to tuttavia considerando, nel veder volger tanto agevolmente quella fab-brica , T ingegno di Filippo , e’ si teneva già per quelli, che non ave-vano passione , lui aver mostrato -queir animo , che sorse nessuno ar-chitetto antico , o moderno nelT opere loro aveva mostro ; e questonacque, perché egli cavò fuori il suo modello , nel quale furono vedu-te per ogni uno le grandissime considerazioni, eh’ egli aveva immagina- t 0 „f ilt - cra «; 0 .tosi celle scale , ne i lumi dentro , e fuori, che non si potesse percno- deâ' arte nel di-tere nei bui per le paure : e quanti diversi appoggiatoi di serri, che per segno M H>i?po .

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