268 Seconda Pakte.
della mandorla di rame ; e come non si aggravava la detta molla , tuttii lumi , per alcuni buchi di quella , si vedevano accesi.
Questa mandorla, la quale era appiccata a quel canapetto , comeil mazzo era arrivato al luogo suo, allentato il picciol canapo da unaltro arganetto} si moveva pian piano, e veniva sul palco , dove si recita-va la sesta ; sopra il qual palco , dove la mandorla aveva da posarsi ap-punto , era un luogo alto a uso di residenza con quattro gradi ; nel mez-zo del quale era una buca , dove il fèrro appuntato di quella mandorlaveniva a diritto. Ed essendo sotto la detta residenza un uomo, arrivata lamandorla al luogo suo , metteva in quella senza esser veduto, unachiavarda, ed ella restava in piedi, e ferma . Dentro la mandorla era ,a uso d’angelo, un giovinetto di quindici anni in circa, cinto nel mezzoda un ferro, e nella mandorla da piè chiavardato in modo , che nonpoteva cascare, e perché potesse inginocchiarsi , era il detto serro di trepezzi ; onde inginocchiandosi entrava l'un nels altro agevolmente . Ecosì quando era il mazzo venuto giù, e la mandorla posata in sulla re-sidenza , chi metteva la chiavarda alla mandorla, schiavava anco il fer-ro , che reggeva 1' angelo ; onde egli uscito camminava per lo palco , egiunto» dove era la Vergine, la salutava , e annunziava . Poi tornato nel-la mandorla , e raccesi i lumi, che al suo uscirne s’erano spenti, era dinuovo chiavardato il ferro » che lo reggeva, da colui » che sotto non eraveduto ; e poi allentato quello, che la teneva, ell’era ritirata su ; mentrecantando gli angeli del mazzo, e quelli del cielo , che giravano, face-vano, che quello pareva propriamente un paradiso: e massimamenteche, oltre al detto coro d'angeli, ed al mazzo, era accanto al guscio dellapalla un Dio Padre circondato d’angeli, simili a quelli detti di sopra ,e con serri accomodati. Di maniera che il cielo, il mazzo , il Dio Pa-dre , la mandorla con infiniti lumi, e dolcissime musiche rappresen-tavano il paradiso veramente. A che si aggiugneva, che per poterequel cielo aprire, e serrare , aveva fatto fare Filippo due gran porte »di braccia cinque l’una per ogni verso , le quali per piano avevano in«erti canali corti di ferro , ovvero di rame , e i canali erano unti tal-mente , che quando si tirava con un arganetto un sottile canapo , eh'era da ogni banda, s’apriva, o riserrava secondo» che altri voleva, ri-ilrignendosi le due parti delle porte insieme , o allargandosi per piano,mediante i canali . E queste così fatte porte facevano duoi edòtti;l’uno » che quando erano tirate , per esser gravi, facevano romore a guisedi tuono : l’altro, perché servivano, stando chiuse, come palco per ac-conciare gli angeli, e accomodar s altre cose, che dentro facevanodi bisogno. Questi dunque così fatti ingegni, e molti altri furono tro-vati da Filippo ; sebbene alcuni altri affermano , eh' egli erano stati tro-vati molto prima . Comunque sia , è stato ben ragionarne, poiché inSuoncmt ttUire ptr z^tto se n’ è dimesso fuso. Ma tornando a esso Filippo » era talmente0 “' on ' cresciuta la fama ? e il nome suo, che di lontano era mandato per lui da
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