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Tomo primo.
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280 Seconda. Parte.

Donato d’imitarlo per contentare il cappellano , e le monache , nonpotè far sì, che ancora che quello , che gofiò era , imitato aveste , nonfacesse nel suo la bontà , e t l’ artificio usato . In compagnia di questomolte altre figure di terra » e di stucco fece : e di un cantone d’ un pez-zo di marmo vecchio, che le dette monache in un loro orto avevano ,ricavò una molto bella nostra Donna . E similmente per tutta quellacittà sono opere di lui infinitillime j onde essendo per miracolo quivitenuto ) e da ogni intelligente lodato , fi deliberò di voler tornare aFiorenza , dicendo , che le più stato vi fòsse , tutto quello , che sape-va , dimenticato s’ avrebbe , essendovi tanto lodato da ognuno ; e chevolentieri nella sua patria tornava, per esser poi colà di continuo biasi-mato ; il qual biasimo gli dava cagione di studio , e conseguentementedi gloria maggiore • Per il che di Padova partitosi , nel suo ritorno aVinegia , per memoria della bontà sua lasciò in dono alia nazione Fio-rii alia unione rentina , per la loro cappella ne’ frati Minori, un s. Gio. Batista di le-Viorcnttna m ('«'g n0) lavorato da lui con diligenza» e studio grandissimo . Nella cit-tà di Faenza lavorò di legname un s. Giovanni, ed un s. Girolamo »non punto meno stimati » che l'altre cole sue . Apprestò ritornatosenein Toscana , fece nella pieve di Montepulciano una sepoltura di mar-sepoltura in Monte - mo con una bellissima storia : ed in Fiorenza nella sagrestia di s. Lo-puleiano . renzo un lavamani di marmo , nel quale lavorò parimente Andrea Ver-

rocchio : e in casa di Lorenzo della Stufa fece teste » e figure moltopronte » e vivaci. Partitosi poi da Fiorenza , a Roma si trasferì » percercar d’imitare le cose de gli antichi più che potè : e quelle studiandolavorò di pietra in quel tempo un tabernacolo del Sacramento , che og-gidì si trova in s. Pietro • Ritornando a Fiorenza , e da Siena passando»E* il modello d' un» j 0 lse a fare una porta di bronzo per il battisteo di s. Giovanni : e aven-porta dt bromo m ^0 fztto il modello di legno » e le forme di cera quasi tutte finite , e,tm ‘ a buon termine con la cappa condottele per gittarle» vi capitò Ber-

nardetto di Mona Papera orafo Fiorentino, amico » e domestico suo >il quale tornando da Roma » seppe tanto fare » e dire » che o per suebisogne » o per altra cagione » ricondusse Donato a Firenze ; ondequell’ opera rimase imperfètta » anzi non cominciata . Solo restò nell’E 1 ricondotto a F io- Opera, del duomo di quella città di sua mano un s. Gio. Batista di metal-renx.* . e lascia l'ope- ? a [ q Ua i e manca il braccio destro dal gomito in fu : e ciò si dice ave-

di re fatto Donato per non essere stato soddisfatto dell' intero pagamen-mètallo nel duomo di to. Tornato dunque a Firenze , lavorò a Cosimo de’Medici in s. Lo-s iena . renzo la sagrestia di stucco » cioè ne’ peducci della volta quattro tondi

lavori di bassi nhe- » ^ ^ prospettiva parte dipinti , e parte di bassirilievi di storie

fiorenza . de gli Evangelisti. E in detto luogo fece due porticeli di bronzo

di bassorilievo bellissime con gli apostoli » co’ martiri » e confessori,e sopra quelle alcune nicchie piane » dentrovi nell’ una un s. Lorenzo »ed un s. Stefano » e nell’altra s. Cosimo» e Damiano . Nella crocieradella chiesa lavorò di stucco quattro Santi di braccia cinque 1’ uno » i

quali

Va a Roma 1