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Tomo primo.
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314
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Suoi tostami .

314 Seconda Parte.

lascivo; come sanno alcuni, i quali vedendo figure o di femmina,odi giovane un poco più vaghe, e più belle, ed adorne, che T ordi-nario , le pigliano subito, e giudicano per lascive ; non si avvedendo,che a gran torto dannano il buon giudizio del pittore , il quale tiene iSanti, e Sante , che sono celesti, tanto più belli della natura mortale ,quanto avanza il cielo la terrena bellezza, e 1’opere noitre : e che èpeggio, scuoprono 1’animo loro insetto, e corrotto , cavando male ,e voglie disonelte di quelle cose , delle quali, se e’ soffino amatori dell’ottetto , come in quel loro zelo sciocco vogliono dimostrare , verrebbeloro desiderio del cielo , e di farsi accetti ai Creatore di tutte le cose,dal quale perfettissimo , e bellissimo nasce ogni perfezione , e bellezza.Che sarebbono , o è da credere , che facciano questi cotali, se dovestillerò, o sono bellezze vive , accompagnate da lascivi costumi, daparole dolcissime , da movimenti pieni di grazia, e da occhi, che .rapiscono i non ben saldi cuori, si ritrovassero , osi ritrovano ; poichéla sola immagine , e quasi ombra del bello cotanto gli con.move ? Manon perciò vorrei, che al cuoi credessero , che da me fossero approva-te quelle figure , che nelle chiese sono dipinte poco meno che nudedel tutto ; perché in cotali si vede , che il pittore non ha avuto quellaconsiderazione, che doveva al luogo. Perché quando pure si ha damostrare, quanto altri sappia , si deve fare con le debite circonstanze ,e aver rispetto alle persone , a’ tempi, e a i luoghi. Fu fra Giovannisemplice uomo, e santissimo ne’ suoi costumi, e questo faccia segnodella bontà sua , che volendo una mattina Papa Nicola V- dargli desi-nare , si fece coscienza di mangiar della carne lènza licenza del suopriore , non pensando ali’ autorità del Pontefice . Schivò tutte le azionidel Mondo; e puramente,e tantamente vivendo sude’poveri tanto ami-co, quanto penso , che sia ora 1’ anima sua nel cielo. Si esercitò con-tinuamente nella pittura, né mai volle lavorare altre cose , che di San-ti . Potette esser ricco , e non se ne curò , anzi usava dire , che la ve-ra ricchezza non è altro, che contentarsi del poco . Potette comanda-re a molti, e non volle , dicendo esser men fatica , e manco erroreubbidire altrui. Fu in suo arbitrio avere dignità ne’ frati, e fuori, enon le stimò ; affermando non cercare altra dignità , che cercare di fug-gire P inferno, e accostarsi al Paradiso . E di vero qual dignità si puòa quella paragonare, la qual doverebbono i religiosi, anzi pur tuttigli uomini cercare , e che in solo Dio, e nel vivere virtuosamentesi ritrova ? Fu umaniffimo , e sobrio , e castamente vivendo , dailacci del Mondo si sciolse ; usando spesse fiate di dire, che chi fa-ceva que lì’ arte , aveva bisogno di quiete , e di vivere senza pensieri :e chi là cose di Cristo, con Cristo deve star sempre . Non so mai ve-duto in collera tra i frati ; il che grandissima cosa , e quasi impossibilemi pare a credere : e sogghignando semplicente aveva in costume-,d’ ammonire gli amici. Con amorevolezza incredibile , a chiunque ri-cerca-