Vita di Andrea Verrocchio.' 4 6t
spendeva a gli amici, quando era visitato, e dimandato da loro come sta-va : Io sto male. Tu sei pur guarito, rispondevano essi ; ed egli soggiu-gneva : E però sto io male, perciocché io arei bisogno d' un poco difebbre , per potermi intrattenere qui nello spedale agiato , e servito .
A costui , venendo a morte pur nello spedale, su posto innanzi uncrocifisso di legno assai mal fatto, e goffo, onde pregò , che gli sustelevato dinanzi, e portatogliene uno di man di Donato 1 ; affermando,che se non lo levavano , si morrebbe disperato , cotanto gli dispiaceva-no T opere mal fatte della sua arte. Fu discepolo del medesimo An - Altri «llitvi di lui.drea Piero Perugino, e Lionardo da Vinci, de’quali si parlerà alsuo luogo: e Francesco di Simone Fiorentino , che lavorò in Bolognanella chiesa di s. Domenico una sepoltura di marmo , con molte figurepiccole , che alla maniera pajono di mano di Andrea ; la quale su fattaper Meslèr Alessandro Tartaglia Imolese dottore 2 . Ed un’ altra inz. Brancazio di Firenze, che risponde in sagrestia, ed in una cappelladi chiese, per Messer Pier Minerbetti cavaliere. Fu suo allievo anco-ra Agnolo di Polo, che di terra lavorò molto praticamente , ed hapieno la città di cose di sua mano; e se avesse voluto attender ali’arteda senno, arebbe latte cose bellissime . Ma più di tutti fu amato da luiLorenzo di Credi, il quale ricondusse l’ossa di lui da Venezia , e le ri-pose nella chiesa di s. Ambrogio nella sepoltura di sor Michele di Clo-ne , dove sopra la lapida sono intagliate queste parole 3 :
Ser Micbuelis de Cionis , &suorum ;ed appresto :
Hic ojsajacent Andre# Verrocbii -, qui oblii Venetiis MCCCCLXXXVlir.
Si dilettò affai Andrea di formare di gesso da far presa , cioè di quello » Andrea fi diletto de *che si sa d’ una pietra dolce , la quale si cava in quel di Volterra , e di lavori di gesso .Siena, ed in altri molti luoghi d’Italia; la quale pietra cotta al fuo-co , e poi pesta , e con 1’ acqua tiepida impastata, diviene tenera disorte , che se ne sa quello, che altri vuole ; e dopo rassoda insieme, edindurisce in modo , che vi si può dentro gettar figure intere. Andreadunque usò di formare , con forme così fatte , le cose naturali, per po-terle con più comodità tenere innanzi, ed imitarle, cioè mani, pie-di,
l II Getto ne' Capricci del Bottajo dell'edizione del Vorremmo racconta questo stes-so fatto .
a Questo sepolcro fu levato lai suo luogo ,e traportato presso la porta laterale detta de*Calderina , come si legge a cart.aj;. Dellepitture di Bologna deli' Accademico Ascoso ,il quale non nomina l'autore di detto sepol-cro .
3 L* iscrizione dice : §. Michaelis de Cio-nis , & suorum > Andre e Verroechi filii'Dominici Michaelis , qui obiit Venetiismcccclxxxtiii. E* stata male intesa quella
S. a princìpio , perché significa fepulcrum »e non ser , non essendo Michele notajo , mamercante d’olio ; e per tale fu squittinato nel143 3. Anche nell’ anno j 3 SS. e corso errorenell’ altre edizioni del Vasari . Nello sbagliod’aver letto ser invece di fepulcrum caddeanche il Ballin. Dee, L. part. a. sec. 3. acarte 118. il che ho voluto notare con iapuntual e citazi one > perche quantunque ilSaldin, in un tomo delle sue Vite abbia scrit-ta quella del Verrocchio , nell’Indice uni-versale delle Vite , comprese in quei torni, halasciato fuori quella, c molte altre .