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Tomo secondo.
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8 Terza Parte.

divinamente . Mentre eh’ egli attendeva a queff opera, propose al det-Medello d'un cavai- ca fare un cavallo di bronzo di maravigliose grandezza , per metterviIhrsi.™* ^ * n memoria l’immagine dei duca ; e tanto grande lo cominciò, e riuscì »che condur non li potè mai. Ecci chi ha avuto opinione ( come sonvarj, e molte volte per invidia maligni, i giudizj umani ) che Leonar-do ( come dell' altre sue cose ) lo cominciasse , perché non si finiste ;perché essendo di tanta grandezza , in volerlo gettar d’un pezzo vi sivedeva difficoltà incredibile; e fi potrebbe anco credere, che dall’effetto molti abbiano fatto questo giudizio , poiché delle cose sue ne so-Perthì V opere sau no molte rimase imperfette . Ma per il vero si può credere , che sani-ttstavano imperfetti, mo suo grandissimo, ed eccellentissimo? per esser troppo volenterosososte impedito, e che il voler cercare sempre eccellenza sopra eccel-lenza , e perfezione sopra perfezione ne fosse cagione ; tal che l’ope-ra fosse ritardata dal desio , come disse il nostro Petrarca 1 . E nel ve-ro quelli , che veddono il modello, che Lionardo fece di terra gran-de , giudicano non aver mai visto più bella cosa , né più fiiperba, ilquale durò fino , che i Francesi vennero a Milano con Lodovico re diFrancia, che lo spezzarono tutto. Enne anche smarrito un modelloModelli . e libro di piccolo di cera , eh’ era tenuto perfetto , insieme con un libro di no-notemia de’ cavalli, tomia di cavalli, fatta da lui per sito studio . Attese dipoi , ma conVotomi* degli nomi- maggior cura^ alla notomia degli uomini, ajutato, e scambievolmente»i . ajutando in questo Messer Marcantonio della Torre , eccellente filoso-

fo , che allora leggeva in Pavia, e scriveva di questa materia : e su de'primi ( come odo dire) che cominciò a illustrare con la dottrina diGaleno le cose di medicina ? e a dar vera luce alla notomia , sino a queltempo involta in molte , e grandissime tenebre d'ignoranza ; e in que-sto si servì maravigliosamente deli’ingegno ? opera, e mano di Lio-nardo , che ne fece un libro disegnato di matita rosta, e tratteggiatodi penna , eh’ egli di sua mano scorticò, e ritrasse con grandissima di-ligenza ; dov’egli fece tutte le ossature , e a quelle congiunse poi conordine tutti i nervi , e coperse di muscoli ; i primi appiccati ali' ostò ,ed i secondi, che tengono il fermo, e i terzi, che muovono, e inquelli a parte per parte di brutti caratteri scrisse lettere , che sono set-te con la mano mancina a rovescio ; e chi non ha pratica a leggere , nonl’intende , perché non si leggono se non con lo specchio . Di questecarte della notomia degli uomini n’è gran parte nella mani di M. Fran-cesco da Melzo 2 , gentiluomo Milanese, che nel tempo di Lionardoera bellissimo fanciullo , e molto amato da lui, così come oggi è bello,e gentile vecchio -, che ha care , e tiene , come per reliquie, tali car-te insieme con il ritratto della felice memoria di Lionardo ; e a chilegge quelli scritti, par impossibile , ohe quel divino spirito abbia così

ben

1 Petrarc. Trionfi d’Arnor. e. 3. note, siccome de'libri composti dal

2 Di questo Francesco Melai, ve- Vinci.di parimente la detta lettera, e le