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Tomo secondo.
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12 Terza Parte.

simile i cimieri, e gli altri ornamenti, senza la maestria incr edibile,eh’ egli mostrò nelle forme , e lineamenti de’ cavalli , i quali Lionar-do meglio , eh’ altro maestro fece di bravura di muscoli, e di garbatabellezza. Dicesi , che , per disegnare il detto cartone , fece un edifi-zio artificiosissimo, che stringendolo s’alzava , e allargandolo s’ abbas-Vanici d' ìnfdìctj fava. E immaginandosi di volere a olio colorire in muro , fece una'"elio su ltnKrT* nn composizione a una mistura sì grossa per lo incollato del muro , checontinuando a dipignere in detta sala, cominciò a colare di maniera,che in breve tempo abbandonò quella , vedendola guastare. AvevaLionardo grandissimo animo , e in ogni sua azione era generosissimo.Dicesi , che andando al banco per la provvisione , eh’ ogni mese daPiero Soderini soleva pigliare , il cassiere gli volle dare certi cartoc-ci di quattrini, ed egli non li volle pigliare, rispondendogli : Ionon sono dipintore da quattrini. Essendo incolpato d’ aver giuntatoPiero Soderini,.su mormorato contra di lui; perché Lionardo fecetanto con gli amici suoi, che ragunò i danari, e portoli! per restitui-Va Alienin. re , ma Pietro non li volle accettare . Andò a Roma col duca Giuliano

de’Medici nella creazione di Papa Leone , che attendeva molto acose filosofiche , e massimamente ali’ alchimia , dove formando unaV *1 altre‘os passa d’una cera , mentre che camminava , faceva animali sottilissimi

che. J * pieni di vento, ne i quali soffiando, gli faceva volare per 1’ aria , ma

cessando il vento, cadevano in terra I - Fermò in un ramarro, trovatodal vignaiuolo di Belvedere , il quale era bizzarrissimo , di scaglieda altri ramarri scorticate , ali addossi) con mistura d’argenti vivi, chenel muoversi, quando camminava, tremavano, e fattoli gli occhi ,corna , e barba , domesticatolo, e tenendolo in una scatola, tuttigli amici , a i quali lo mostrava, per paura faceva fuggire. Usavaspesso far minutamente digrassare , e purgare le budella d’ un castrato,e talmente venir sottili, che si fàrebbono tenute in palma di mano;e aveva messo in un' altra stanza un pajo di marnici da fabbro , a i qualimetteva un capo delle dette budella, e gonfiandole ne riempiva lastanza , la quale era grandissima , dove bisognava , che si recasse in uncanto, chi v’ era, mostrando quelle trasparenti, e piene di vento ,dal tenere poco luogo in principio, esser venute a occuparne molto ,agguagliandole alla virtù. Fece infinite di queste pazzie, e attesespetul» sopra gli a iii specchi, e tentò modi stranissimi nel cercare olj per dipignere , ejpece i, e le ximici. per mantenere 1’ opere fatte. Fece in questo tempo per Messer

Baldassari Turini da Pesista , eh’era datario di Leone , un quadrettod' una nostra Donna col figliuolo in braccio, con infinita diligenza,ed arte . Ma o sia per colpa di chi lo ingessò, o pur per quelle suetante , e capricciose misture delle mestiche , e de’ colori, è oggi mol-to guasto. E in un altro quadretto ritrasse un fanciulletto, che è bello,

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i II Lomazzo nel Trattato sud- „ Soleva fare di certa materia uc-dettolibr. 2 .cap.i. a cart.ioó. dice; „ celli, che per 1’ aria volavano.