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Tomo secondo.
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V

Vita di Raffaello da Urbino. 97

della sua patria , dopo la morte di Rastrello , si trasferì a Roma , do-ve giunto Raffaello trovò, che gran parte delle camere di palazzo era- stanzeno state dipinte » e tuttavia si dipignevano da più maestri» e così sta-vano» comesi vedeva» che ve n' era una» che da Pietro della Fran- 'cesca vi era una storia finita ; e Luca da Cortona aveva condotta a buontermine una facciata ; e don Pietro della Gatta abate di san Clemen-P. III. N te di

delle stampe della quadreria del (Gran-duca di loscana . Questa tavola ri-male nell’ eredità di Raffaello , e da-gli eredi 1’ avrà comprata il Turini,e le non era finita , gli eredi medesi-mi , che furono Giulio Romano, eil Fattore, per facilitare la vendita,1’ avranno terminata . Alla cappellade’ Dei ne fu posta una del Rosso ,che è la più bella opera di questo pro-fessore,e tanto eccellente,che il Gran-duca ha fatto trasportare anche que-sta nel suo palazzo , e pestavi unabellissima copia . Il Richardfon parladella tavola di Pefcia , che egli chia-ma la madonna DELLA piscia , eciò nel tom. 3. part. 1. a cart. 124,dicendo , che il disegno di essa di ma-no di Raffaello è presso il duca di De-vonshire , ed è bellissimo . Lo stesteautore descrive minutamente questapittura , e benché fatta avanti, cheRaffaello veniste a Roma , 1’ esaltasopra le stelle , come ella merita .Aggiunge una cosa , che non è né ve-ra , né verisimile , la quale diced’ aver sentita dire da Bastian Bian-chi , che era custode della galleria delGranduca, cioè che dovendo dipin-gere Giorgio Vasari nel palazzo de’Pitti non lo che cosa a srelco , 11 ser-virono di questa tavola rivoltata ali’ingiù per fargli il ponte , ma cheGiorgio per fortuna essendosene ac-corto , la donò a quel Granduca , percui dipingeva . Crede per altro , cheil Vasari se ne accorgesse presto, per-ché , come egli dice, la tavola nonha patito niente , e non è stata ritoc-cata , se non un poco negli Angioli ,che sono da basso. Ho detto, che

non è vero, perché Giorgio Vasarinon ha dipinto né poco, né molto (co-me dice il Rie hard son ) sulle mura-glie de’ Pitti ; e poi non è verisimile ,che questa tavola fosse levata da unachiesa , se non fosse stata credutad’ un’ eccellenza , e d’ una rarità piùche singolare ; e creduta tale , non èverisimile, che fosse lasciata in uncanto tra’ legnami disutili. Oltre diche io credo , che ella fosse traporta-ta da Pefcia dopo la morte del Va-sari .

Sono anche molto dubbio , se latavola , che ora è nel palazzo de’Pitti, sia quella fatta per la cappellade’ Dei, o pure quella fatta per Sie-na, e nel medesimo dubbio si trova1’ intelligentissimo Sig. Mariette .La ragione del dubitare è primiera-mente , perché la tavola de’ Dei eramolto indietro , non essendo né purfinita d’ abbozzare , come qui dice ilVasari; dove che quella, che è ne’Pitti, è finitissima , e per tutto si ve-de la mano eccellente di Raffaello , enon d’ altri, e né meno de’ suoi piùbravi scolari ; il che fece , che il Ri-chardson tanto la sedasse . Inoltreavendo i Dei fattane fare un’altra alResto, è più che probabile, chelafacessero fare della medesima forma ,e che rappresentaste lo stesso sogget-to , Ora in amendue queste cose ledue tavole sono diverse , onde è cheil Vasari o ha scambiato nella descri-zione di queste pitture , dicendo diquella de’ Dei quello, che doveva di-re di quella di Siena , o che è falso ,che la tavola, che ora si trova ne’Pitti, sia venuta da Pefcia ,

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