Vita di Raffaello da Urbino.' 113
ma di rilievo tonde le figure . Quivi è il velluto , che ha il pelo 2 il da-masco addosso a quel Papa , che suona , e lustra : le pelli della foderamorbide , e vive : e gli ori, e le sete contraffatti sì, che non colori »ma oro , e seta pajono . Vi è un libro di cartapecora miniato , che piùvivo si mostra , che la vivacità: e un campanello d' argento lavora-to , che non sì può dire , quanto è bello . Ma fra P altre cose vi è un*palla della seggiola brunita, e d’oro , nella quale a guisa di specchiosi ribattono ( tanta è la sua chiarezza ) i lumi delle finestre , le spal-le del Papa , e il rigirare delle stanze ; e sono tutte queste cose con- »
dotte con tanta diligenza, che credasi pure, e sicuramente, chemaestro nessuno di questo meglio non faccia , nè abbia a fare ; la qualeopera su cagione , che il Papa di premio grande lo rimunerò ; e questoquadro si trova ancora in Fiorenza nella guardaroba del Duca. Fecesimilmente il duca Lorenzo >e'l duca Giuliano , con perfezione nonpiù da altri, che da essi, dipinta nella grazia del colorito , i quali sonoappresso a gli eredi d’ Ottaviano de’ Medici in Fiorenza • Laonde digrandezza fu la gloria di Raffaello accresciuta , e de’premj parimen-te ; perché per lasciare memoria di se , fece murare un palazzo aRoma in Borgo nuovo , il quale Bramante fece condurre di getto 1 •
Per queste 5 e molt’ altre opere , essendo passata la fama di que- famoso per tuftttjsto nobilissimo artefice insino in Francia , e in Fiandra , Alberto ^
Durerò Tedesco) pittore mirabilissimo) ed intagliatore di rame-,di bellissime stampe , divenne tributario delle sue opere a Raffael-lo ) e gli mandò la testa d’un suo ritratto, condotta da lui a guaz-zo su una tela di bisso ) che da ogni banda mostrava parimente ) e Jratt0 dipinto >» bis.senza biacca i lumi trasparenti) se non che con acquerelli di colori so ad acquerello.era tinta S e macchiata , e de’lumi del panno aveva campato i chia-ri; la qual cosa parve maravigliosa a Raffaello) perché egli gli man-dò molte carte disegnate di man sua , le quali furono carissime adAlberto . Era questa testa fra le cose di Giulio Romano 5 ereditario diRaffaello in Mantova . Avendo dunque veduto Raffaello lo andare nellestampe d’ Alberto Durerò 3 volonteroso ancor’ egli di mostrare quelche in tal’ arte poteva 5 fece studiare Marco Antonio Bolognese in Marc' Antonio fiquesta pratica infinitamente, il quale riuscì tanto eccellente , che *£ ar ' ^ aml>egli fece stampare le prime cose sue, la carta de gl’Innocenti 2 , un Cena- ■'**■'* ,ctmme 'P- IIP P colo,
1 II palazzetto di Raffaello fu lontananza,che volgarmente si chia-
demolito , come si è detto nelle no- ma la FELCETTA,la quale non è nell’te della pag. 48. , ma ce ne resta altra stampa. E’ fama , come rac-la stampa nella Raccolta de’palazzi conta il Malvalla tom. i.acart. 64.di Roma pubblicati da Gio. Giaco- che Marcantonio soste ammazzato ,mo de’ Rossi . perché dopo avere intagliata questa
2 Marcantonio intagliò due voi- carta per un Signore Romano ,te. questa Strage degl’Innocenti. In con patto espresso di non la rinta-una è da una parte un abeto in gliare, dipoi mancasse di parola , e
con.