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Tomo secondo.
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126 Terza Parti’

gurato nel monte Tabor , e a piò di quello gli undici discepoli, che1’ aspettano » dove si vede condotto un giovanetto spiritato , acciocchéCrilto sceso del monte lo liberi ; il quale giovanetto, mentre che eoaattitudine scontorta si prostende gridando , e stralunando gli occhi ,mostra il suo patire dentro nella carne , nelle vene , e ne' polsi , con-taminati dalla malignità dello spirito, e con pallida incarnazione saquel gesto forzato , e pauroso . Questa figura sostiene un vecchio , cheabbracciatola, e preso animo, fatto gli occhj tondi, con la luce inmezzo , mostra con lo alzare le ciglia, e increspar la fronte , in untempo medesimo e forza, e paura. Pure mirando gli Apostoli fiso,pare , che sperando in loro , faccia animo a se stesso . Evvi una fem-mina fra molte, la quale è principale figura di quella tavola, cheingi .occhiata dinanzi a quelli, voltando la testa a loro , e con l'attodelle braccia verso lo spiritato , mostra la miseria di colui ; oltra chegli Apostoli, chi ritto , e chi a sedere , ed altri ginocchioni mostranoavere grandi ih ma compatitone di tanta disgrazia. E nel vero egli vifece figure , e teste , oltra la bellezza straordinaria, tanto nuove ,varie , e belle , che si sa giudizio comune dagli artefici, che quest’opera fra tante , quant’ egli ne fece , sia la più celebrata , la pisi bel-la 3 e la più divina. Avvenga che chi vuol conoscere , e mostrarein pittura Cristo trasfigurato alla divinità , lo guardi in quest’ opera »nella quale egli lo fece sopra questo monte , diminuito in un’ aria lu-cida con Mosè , ed Elia , che alluminati da una chiarezza di splendo-re j si fanno vivi nel lume sito . Sono in terra prostrati Pietro » Jaco-po , e Giovanni in varie , e belle attitudini. Chi ha a terra il capo ,e chi con saie ombra agli occhi con le mani si difende da i raggi ,e dalla immentà luce dello splendore di Cristo ; il quale vestito di co-lor di neve , pare , che aprendo le braccia , e alzando la testa , mo-stri la essènza , e la deità di tutte tre le Persone unitamente ristrettenella perfezione dall’ arte di Raffaello, il quale pare, che tanto si re-strignesse insieme con la virtù sua, per mostrare lo sforzo , e il valordell’ arte nel volto di Cristo , che finitolo , come ultima colà , che afare aveste , non toccò più pennelli, sopraggiugnendogli la morte.

Ora avendo raccontate l’opere di quest j eccellentiilìmo artefice ,prima eh’ io venga a dire altri particolari della vita, e morte sua,non voglio » che mi paja fatica discorrere alquanto , per utile de’ no-stri artefici, intorno alle maniere di Raffaello. Egli dunque avendo

nella

gno, ma perche dovendosi fare cir- siste in una parte quasi indivisibile .ca al doppio più grande , e cresce- Inoltre essendo già annegata a tem-re i contorni, questi debbono per po del Vasari, adesso è molto più,necessità esser varj da quelli di onde ne’ fondi non si vede altro,Raffaello : e poi la natura stessa del che un nero oscuro, e tutto egua-mosaico non comporta di ricopiar- le. Sarà dunque tanto più pregia-li con tutta l'esatte zza, che con- bile questa copia.