Vita di Simone detto il Cronaca. 145riesce a molti, perché il fatto sta non in aver solamente ritratti, edisegni di cose belle , ma in saperle accomodare, secondo che èquello a che hanno a servire , con grazia 5 misura, proporzione, econvenienza. Ma quanto fu 9 e sarà sempre lodata questa cornice 1del Cronaca , tanto su biasimata quella, che fece nella medesima-,città al palazzo de’ Bartolini Laccio d’ Agnolo , il quale pose so-pra una facciata piccola j e gentile di membra , per imitare il Cro-naca , una gran cornice antica, misurata appunto dal frontespiziodi Montecavallo 2 ; ma tornò tanto male > per non avere saputo congiudizio accomodarla , che non potrebbe star peggio, e pare sopraun capo piccino una gran beretta . Non basta a gli artefici, comemolti dicono , fatto eh’ egli hanno l’opere , scusarsi con dire : el-le sono misurate appunto dal!' antico , e sono cavate da buoni mae-stri ; attesoché il buon giudizio, e 1’ occhio più giuoca in tutte lecose , che non fa la misura delle fèste . Il Cronaca dunque condussela detta cornice con grand’arte insino al mezzo, intorno intorno LâFìmo «Ki
a quel palazzo , col dentello, e uovolo , e da due bande la finì ^ e ‘ crn ' ce M Crotutta 5 contrappesando le pietre in modo , perché venissero bilicate ,e legate , che non si può veder cosa murata meglio, né condotta conpiù diligenza a perfezione • Così anche tutte 1 ’ altre pietre di questopalazzo sono tanto finite , e ben commesse , eh’ elle pajono non mu-rate , ma tutte d’ un pezzo. E perché ogni cosa corrispondeste-,,fece fare per ornamento del detto palazzo ferri bellissimi per tutto ,e le lumiere , che sono in su i canti ; e tutti furono da Niccolò GrossoCaparra , fabbro Fiorentino, con grandissima diligenza lavorate.
Vedesi in quelle lumiere maravigliose , le cornici, le colonne , icapitelli 5 e le mensole saldate diserro con maraviglioso magistero.
Né mai ha lavorato moderno alcuno di serro macchine sì grandi, Caparri eeeeilm/t >e sì difficili con tanta scienza, e pratica. Fu Niccolò Grosso persona f- ibbra -fantastica , e di suo capo : ragionevole nelle sue cose , e d'altri, némalvoleva di quel d’altrui. Non volle mai far credenza a nesluno Son lavorava a, ere-de’ suoi lavori, ma sempre voleva F arra. E per questo Lorenzo de’ .
Medici lo chiamava il Caparrai e da molt’altri ancora per tal nomeera conosciuto . Egli aveva appiccato alia sua bottega un’ insegna ,nella quale erano libri , eh’ardevano; per il che quando uno glichiedeva tempo a pagare , gli diceva : io non postò , perché i mieilibri abbruciano j e non vi si può più scrivere debitori. Gli fu datoa fare per li Signori Capitani di parte Guelfa un pajo d’ alari, iquali avendo egli finiti, più volte gli furono mandati a chiedere, edegli di continuo usava dire : io sudo, e duro fatica su questa incudi-ne j e voglio, che qui su mi siano pagati i miei danari. Perché essiP.III. T di
1 Certo è, che questo è il più 2 Questo frontespizio era neglibel cornicione di palazzo , che si orti del Contestabile , e ora è de-lia veduto finora . moli to .