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Tomo secondo.
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Vita di Vincenzo da S. Gimicnano. i6zper giovane giudizioso conosciuto » ed inchinato molto più alle colèdi pittura » che ali’orefice » per averne dato saggio in alcuni moltoben condotti ritratti d’amici suoi , e d' altri ; parve al detto suofratello , per seguitare il genio del giovane, essendo anco a ciò per-suaso da gli amici, levarlo dalle lime , e dagli scarpelli, e che sidesse tutto allo studio del disegnare ; di che essendo egli contentisifimo, si diede subito al disegno» ed alle fatiche deh’ arte , ri-traendo » e disegnando tutte le migliori opere di quella città, etenendo stretta dimestichezza con pittori» s’incamminò di manie- opera asina dige-rì nella nuova strada, eh' era una maraviglia il profitto » che faceva n ‘ 0 J <nx - a ' -di giorno in giorno » e tanto più » quanto senz’ alcuna particolaredisciplina d'appartato maestro » apprendeva facilmente ogni diffi-cile cosa . Laonde innamorato del suo esercizio » ed apparati moltisegreti della pittura » vedendo solamente alcuna fiata a cotali pittoriidioti fare le mestiche » e adoperare i pennelli» da se stesso guida-to » e dalla mano della Natura » si pose arditamente a colorire » pi-gliando un affai vaga maniera , e molto limile a quella del nuovo R a jsaelU .

Apelle siio compatriota » ancorché di mano di lui non aveste vedutose non alcune poche cose in Bologna. E così avendo assai felicemen-te » secondo che il suo buono ingegno » e giudizio lo guidava » la-vorato alcune cose in tavole » ed in muro » e parendogli » che tut-to» a comparazione degli altri pittori, gli soste molto bene riu-scito» seguitò animosamente gli studj della pittura per sì fatto mo-do , che in processo di tempo si trovò aver serm ato il piede nell’arte , e con buona opinione dell' universale in grandissima aspet-tazione . Tornato dunque alla patria , già uomo di 26. anni, vi sifermò per alquanti mesi, dando bollissimo saggio del saper suo» Tema alla patria.perciocché fece la prima tavola della Madonna nel duomo , den.trovi ( oltre la Vergine ) s. Crescenzio , e s. Vitale » ali’ altare dis. Croce , dov’ è un angioletto sedente in terra, che suona la violacon grazia veramente angelica , e con semplicità fanciullesca » con-dotta con arte, e giudizio. Appresso dipinse un’altra tavola perl’altar maggiore della chiesa della Trinità 1 » con una s. Apolloniaa man sinistra del detto altare. Per queste opere, ed alcune altre ,delle quali non accade far menzione, spargendosi la fama , ed il no-me di Timoteo , egli fu da Raffaello con molta istanza chiamato a v* Rafaelle ì chi*.Roma» dove andato di bonissima voglia, su ricevuto con quella m*to*Rtm*.amorevolezza, ed umanità» che su non meno propria di Raffaello ,che si fosse l’eccellenza dell’ arte . Lavorando dunque con Raffaelle ,

X 2 in

1 Intenderà sorse della tavola molto malamente in un Breviariodella ss. Trinità , eh’ è ne’ PP.Zoc- in 4. stampato in Urbino in 4. particolanti d’Urbino , che anche di dal Mainardi Fanno 1730. e postapresente si conserva in buon essere; avanti ali’ Ufizio della ss. Trinità .e si vede intagliata in rame , ma