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Tomo secondo.
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Vita di Francesco Mazzuòli. 329gare le sottigliezze dell’ arte, si mise un giorno a ritrarre se stesso , R s e Affiguardandosi in uno specchio da’barbieri di quei mezzofondi. Nel *'* rr * m *' w * ‘che fare , vedendo quelle bizzarrie , che sa la rendita dello spec-chio nel girare , che sanno le travi de’ palchi, che torcono , e leporte, e tutti gli edisicj, che sfuggono stranamente ; gli vennevoglia di contrastare per suo capriccio ogni cola. Laonde fatta fareuna palla di legno a tornio , e quella divisa per farla mezza tonda ,e di grandezza simile allo specchio, in quella si mise con grande ar-te a contrastare tutto quello, che vedeva nello specchio, e partico-larmente se stello, tanto simile al naturale, che non si potrebbestimare , nè credere . E perché tutte le cose , ches’ apprestano allospecchio, crescono , e quelle, che si allontanano, diminuiscono , vifece una mano , che disegnava , un poco grande , come mostrava lospecchio , tanto bella , che pareva verissima . E' perché Francescoera di bellissima aria, e aveva il volto, e l’aspetto,graziosc> molto,e piuttosto d' angelo , che d’uomo , pareva la sua effigie in quellapalla una cosa divina ; anzi gli successe così felicemente tutta quel!’opera , che il vero non issava altrimenti che il dipinto ; estèndoin quella il lustro del vetro , ogni segno di riflessione , s ombre, ei lumi sì proprj, e veri, che più non si sarebbe potuto sperare daumano ingegno . Finite quest’ opere , che furono non pure da i suoivecchj tenute rare , ma da molti altri, che s’intendevano dell’ar-te , stupende, e maravigliose ; ed incassato i quadri, ed il ritrat-to, accompagnato da uno de’ suoi zii, si condusse a Roma ; dove i*Roma le sue opereavenso il Datario veduti i quadri , e stimatigli quello, eh’erano ;furono subito il giovane , ed il zio introdotti a Papa Clemente , il ’* 'quale vedute l’opere , e Francesco cosi giovane, restò stupefatto ,e on estò tutta la Corte. Apprestò sua Santità dopo avergli fattomolti favori, disse , che voleva dare a dipignere a Francesco la sala Ricev ' e eerte p , elo _de’Pontefici, della quale aveva già fatto Giovanni da Udine di * da PapaCUmcn-stucchi, e di pitture tutte le volte . Così dunque avendo donato " r// *

Francescoi quadri al Papa, ed avute , oltre alle promesse, alcunecortesie , e doni, stimolato dalla gloria , dalle lodi, che si sentivadare , e dall’ utile , che poteva sperare da tanto Pontefice , fece unbellissimo quadro d’una Circoncisione , del quale su tenuta cosa ra-rissima la invenzione per tre lumi fantastichi, chea quella pitturaservivano, perché le prime figure erano alluminate dalla vampa delvolto di Cristo , le seconde ricevevano lume da certi, che portandodoni al sacrifizio , camminavano per certe scale con torce accese inmano, e P ultime erano scoperte , ed illuminate dall’aurora , chemostrava un leggiadrissimo paese , con infiniti casamenti ; il qualequadro finito» lo donò al Papa , che non fece di questo come_.degli altri ; perché avendo donato il quadro di nostra Donna aIppolito cardinale de’ Medici suo nipote , ed il ritratto nelloP‘IIL T t spec-