Z64 Terza Parte.
che lo mandò al Giovio , il quale lo pose nel suo museo. Fece il Mo-Mer* dilìgente colo- ro m olt’ altre colè, delle quali non accade far menzione , come chefilf/suo coetaneo ^ tutte sieno dignissime di memoria, per essere stato cosi diligente co-loritore , quanto altro, che viveste a' tempi suoi, e per aver mestònelle sue opere molto tempo , e fatica ; anzi tanta diligenza era inlui, come si vede anco talora in altri, che piuttosto gli dava biasi-mo ; atteso che tutte l’opere accettava , e da ognuno l'arra , epoi le finiva, quando Dio voleva ; e se così lece in giovanezza , pensiogni uomo quello , che dovette fare negli ultimi anni, quando allasua natural tardità s’aggiunse quella » che porta seco la vecchiezza;per lo quale suo modo di fare, ebbe spessi) con molti degl’ impacci,e delle noje più , che voluto non avrebbe ; onde mostòsi a compassio-ne di lui messi Michele Sanmichele , se lo tirò in Venezia , e lo trattòMorì finalmente in cotne am ico , e virtuoso . Finalmente richiamato il Moro da i conticaja t tâ, 6,»/,. Oiusti, suoi vecchi padroni, in Verona , si morì appresso di lorone' bellissimi palazzi di s. Maria in Stella, e fu sepolto nella chiesa diquella villa, essendo accompagnato da tutti quelli amorevolissimiSignori alla sepoltura , anzi riposto dalle loro proprie mani con af-fezione incredibile , amandolo essi come padre, siccome quelli, chetutti erano nati, e cresciuti, mentre eh’ egli stava in casa loro . Fuil Moro nella sua giovanezza destro, e valoroso della persona , emaneggiò benissimo ogni sorta d’ arme : su fedelissimo agli amici, epadroni suoi, ed ebbe spirito in tutte le sue azioni : ebbe amici par-ticolari messi Michele Sanmichele architetto, il Danese 1 da Carrarascultore eccellente » e il molto reverendo, e dottissimo fra Marcode’ Medici, il quale dopo i suoi studj andava spesso a starsi col Mo-ro per vederlo lavorare , e ragionar seco amichevolmente , per ri-crear l’animo , quando era stracco negli studj.
Fu discepolo, e genero del Moro (avendo egli avuto due figliuole)%*tijìn del Moro suo BATISTA D’AGNOLOche fil poi detto BATISTA DEL MORO; il quale'"de , che dipinseas- sebbene ebbe che fare un pezzo per l’eredità, che gli lasciò molto in-jat ne m Verona . îrigata il Moro, ha lavorato nondimeno molte cose , che non sono senon ragionevoli. InVerona ha fatto un s.Gio.Batista, nella chiese dellemonache di s.Giuseppe ; e a fresco in s. Eufemia , nel tramezzo soprasaltare di s.Paolo, l’istoriadi quel Santo,quando convertito da Cristo,s’apprescnta ad Anania,la quale opera sebben fece, essendo giovinetto,è molto lodata. Ai signori conti Canossi dipinse due camere, e inuna sala due fregi di battaglie molto belli, e lodati da ognuno. InVenezia dipinse la facciata d’una casa vicina al Cannine , non mol-to grande, ma ben molto lodata , dove fece una Venezia coronata ,e sedente sopra un lione , insegna di quella repubblica . A Camillo
Trevi-
i Del Danese Cataneo da Car- lungo in fin.e della vita di Jacoporara scultore, e poeta parla sopra Sansovino ; e nel tom. z. delle Let-a c. 260. il Vaiar!, ma più a di- tere pittoriche pur se ne parla.