Band 
Tomo secondo.
Seite
368
JPEG-Download
 

Z68 Terza Parte.

ro , perché non mostrano essere tirate per forza , nè quel timore ,che si deve immaginare in un uomo legato, e saettato ; ma dovetu voglia, mi dà il cuore di mostrarti quello, che tu dei fare percompimento di questa sigura . Anzi ve ne prego, Signore, disse Fran-cesco; ed egli : Come tu abbi qui il tuo facchino legato, fammi chia-re , e io ti mostrerò quello , che tu dei fare . Quando dunque ebbeil seguente giorno legato Francesco il facchino in quella maniera,che To volle, fece chiamare segretamente il Marchese, non peròsapendo quello, eh’ avesse in animo di fare. Il Marchese dunqueuscito d’ una stanza , tutto infuriato con una balestra carica, corsealla volta del facchino, gridando ad alta voce : Traditore tu sei mor-to : io t’ ho pur colto dove io voleva ; ed altre simili parole ; lequali udendo il cattivello facchino, e tenendosi morto , nel volerrompere le funi, con le quali era legato, nell’ aggravarsi sopra quelle ,e tutto estèndo sbigottito , rappresentò veramente uno, eh’ aveste adessere saettato , mostrando nel viso il timore, e s orrore della mortenelle membra stiracchiate , e storte per cercar di fuggire il pericolo.Ciò fatto a disse il Marchese a Francesco . Eccolo acconcio*, come hada stare, il rimanente farai per te medesimo; il che tutto avendo que-sto pittore considerato , fece la sua sigura di quella miglior perfe-zione , che fi può immaginare . DipinTè Francesco , oltre tnolt’ altrecolè , nel palazzo di Gonzaga la creazione de' primi signori di Man-tova ; e le giostre, che furono fatte in su la piazza di s. Piero , laRt^alo fatto dal gran quale è quivi in prospettiva . Avendo il gran Turco , per un suoTurco al Marchese, uomo mandato a presentare al Marchese un bellissimo cane , un ar-co , e un turcasso, il Marchese fece ritrarre nel detto palazzo diGonzaga il cane , e il Turco , che 1' aveva condotto , e l’altre co-ti cane dipinto gai/, so ; 6 ciò fatto, volendo vedere se il cane dipinto veramente so-ie un cane . migliava , fece condurre uno de’ suoi cani di Corte , unnicissimo al

cane Turco , là dove era il dipinto sopra un basamento finto di pie-tra . Quivi dunque giunto il vivo, tosto che vide il dipinto, nonaltrimenti che se vivo stato foste , e quello stesso , che odiava amorte , si lanciò con tanto impeto , sforzando chi lo teneva , peraddentarlo, che percosso il capo nel muro, tutto se lo ruppe . Si rac-conta ancora da persone, che furono presenti, che avendo Bene-detto Baroni, nipote di Francesco , un quadretto di sua mano, -po-co maggiore di due palmi, nel qual è dipinta una Madonna a olio ,dal petto insti quasi quanto il naturale , e in canto a basto il putti-no , dalla spalla in su , che con un braccio steso in alto , sta in attodi carezzare la madre ; si racconta dico , che quando era l'Impera-dore padrone di Verona , essendo in quella città don Alonso di Ca-stiglia , e Alarcene famosissimo capitano per sua Maestà , e per loRe cattolico, che questi Signori, estèndo in casa del conte Ludovi-co da Sesso Veronese, dissero avere gran desiderio dì veder questo

qua-