403 Terza Parte.
Giovanni in Faenza, per quietarsi, dopo aver molto travagliato ilMondo , vi si dimorò sempre ; ed essendogli morta la prima moglie,Acquistò ,âs«/kr<i della quale non avea avuto figliuoli, prese la seconda, di cui ebbed* vivere cneuvol due maschi , ed una femmina , con i quali , estèndo agiato di postesimme ' stoni , e d’altre entrate, che gli rendevano meglio di quattrocento
Meri in freni *. scudi, visse contento insino a fessa nt’ anni. Alla quale età pervenu-to , rendè l’anima a Dio il giorno della Pentecoste sanno 1 5 5 5*
Massaro,eh' ebbe htsu* Matteo del Nassaro essendo nato in Verona d’un Jacopo dal
erigine in Verona , Nassaro calzajuolo , attese molto nella sua prima fanciullezza , nonattese dorine fio ai io{ ame nte al disegno , ma alla musica ancora, nella quale su eccel- 'jr ’ * a * mu ' lente , avendo in quella per maestri avuto Marco Lat ra , ed il Trom-boncino Veronesi , che allora stavano col marchese di Mantova. Nel-r« ajutato da due le cose dell' intaglio gli furono di molto giovamento due Veronesialin veronesi , che (P onorate famiglie, con i quali ebbe continua pratica . L’ uno suKvronoln'gemme’^e Niccolò Avanzi, il quale lavorò in Roma privatamente carnei, cor-disegnareno api le- niuole, ed altre pietre , che furono portate a diversi Principi. E hac-nt • ci di quelli, che si ricordano aver veduto in un Japislazulo largo tre
dita, di sua mano la natività di Cristo con molte figure , il quale suvenduto alla duchessa d’Urbino 1 come cosa singolare . L’altro suGàleazzo 2 MonDella, il quale oltre alsintaglìar le gioje, disegnòbenissimo . Da questi due adunque avendo Matteo tutto quello , chesapevano, apparato, venutogli un bel pezzo di diaspro alle mani ver-de, e macchiato di gocciole rosse, come sono i buoni, v’intagliòdentro un deposto di Croce con tanta diligenza , che fece venire lepiaghe in quelle parti del diaspro, eh’ erano macchiate di langue , ilche fece estere quel!’ opera rarissima, ed egli commendatone molto ;il quale diaspro su venduto da Matteo alla marchesana Isabella daAndò in Trancia » r^ste . Andatosene poi in Francia, dove portò seco molte cose di suafu ricevuta dal re mano , perché gli facestèro luogo in Corte del re Francesco I. fu in-f raneesco. trodotto a quel Signore , che sempre tenne in conto tutte le maniere
de’ virtuosi ; il qual Re , avendo preso molte delle pietre da costuiintagliate , toltolo al servigio suo, e ordinatogli buona provvisio-ne , non l’ebbe men caro per estere eccellente sonatore di liuto,ed ottimo musico, che per il mestiere dell' intagliar le pietre . E divero niuna cosa accende maggiormente gli animi alle virtù , che ilveder quelle essere apprezzate , e premiate dai Principi, e Signori,in quella maniera, che ha sempre sotto per 1’addietro l’illustrissimaCaso de’Medici, ed ora fa più che mai, e nella maniera, che feceil detto re Francesco , veramente magnanimo . Matteo dunque stan-do al servigio di questo Re , fece non pure per sua Maestà molte co-se rare , ma quasi a tutti i più nobili Signori, e Baroni di quella-»Corte , non estèndevi quasi niuno, che non avesse ( usandosi molto
allora
i Vedova di Guidobaldo di 2 II sig. Giuli anelli lo chiamòMontefeltro Duca d’ Urbino . Calea Mondella , ma si corresse.