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Tomo secondo.
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Vita di Valerio, ed altri. 40?

pratica tanto terribile , che non su mai nessuno del suo mestiere,che facesse più opere di lui. Condusse ancora a Papa Clemente mol-ti vasi di cristalli , de’ quali parte donò a diversi Principi, e partesur posti in Fiorenza nella chiesa di san Lorenzo insieme con moltivasi, eh’ erano in casa Medici, già del magnifico Lorenzo vec-chio , e d' altri di quella illustrissima casa, per conservare le reli-quie di molti Santi, che quel Pontefice donò per memoria sua a quel-la chiesa; che non è possibile veder la varietà de’garbi di que’vasi, chefon parte di lardoni, agate, amatisti, lapislazzuli, e parte pia-sene , e elitropie , e diaspri, cristalli, corninole, che per la valu-ta , e bellezza loro non si può desiderar più . Fece a Papa Paolo III.una Croce , ed due candelieri pur di cristallo, intagliatovi dentrostorie della passione di Gesù Cristo, in varj spartimenti di queir ope-ra , e infinito numero di pietre piccole, e grandi, che troppo lun-go saria il volerne far memoria. Trovansi apprestò il cardinal Far-nese molte cose di mano di Valerio, il quale non lasciò manco coselavorate , che facesse Giovanni sopraddetto , e d’ anni 78. ha fattocon l’occhio, e con le mani miracoli stupendissimi, e ha insegna-to 1 ’ arte a una sua figliuola, che lavora benissimo . Era Valerio tantovago di procacciare antichità di marmi, e impronte di gesto anti-che , e moderne , e disegni, e pitture di mano di rari uomini, chenon guardava a spesa niuna ; onde la sua casti in Vicenza è piena,e di tante varie cose adorna , che è uno stupore . E nel vero si co-nosce , che quando uno porta amore alla virtù , egli non resta maiinsino alla sosta , onde n’ ha merito, e lode in vita , e si sa dopo lamorte immortale . Fu Valerio molto premiato delle fatiche sue , edebbe uffizj, e benefizj aslài da que' Principi, eh’ egli servi, ondepossono quelli, che sono rimasi dopo lui, mercé d'esso , mante-nersi in grado onorato . Costui, quando non potè più , per li fa-stidi ' che porta seco la vecchiezza, attendere ali’arte , né vive-re , rendè l’anima a Dio l’anno 154 5 .

Fu ne’ tempi addietro in Parma il Marmita, il quale un tempoattese alla pittura , poi si voltò allo intaglio, e fu grandissimo imita-tore degli antichi. Di costui si vedde molte cose bellissime. Insegnò1 ’ arte a un suo figliuolo chiamato Lodovico , che stette in Romagran tempo col cardinal Giovanni de’ Salviati, e fece per questo Si-gnore quattro ovati, intagliati di figure nel cristallo, molto eccel-lenti, che sur messi in una cassetta d’argento bellissima, che su do-nata poi alla illustrissima signora Leonora di Toledo, duchessa diFiorenza. Costui fece fra molte site opere un carneo con una testadi Socrate molto bella, e so gran maestro di contrastar medaglie anti-che , delle quali ne cavò grandissima utilità. Seguitò in Fiorenza Do-menico di Polo Fiorentino, eccellente maestro d’incavo, il qua-le fu discepolo di Giovanni delle corninole, di che s’ è ragionato,

il qual

Opero con gran pra-tica , e ebbe pochi pa-ri .

Lavorò indegni sortadi gemme .

Tu vaghissimo dell'antichità , e pittu-re , e ebbe gran pre-tti^ delle sue virtù:Morì vecchio .

Marmita pittore , poiintagliatore in Par-ma .

Lile un figlio , chefece intagli , e carneibellijfimi .

Domenico di Polo inDorema lavori affaibene .