Vita di Sebastiano Veneziano. 4.75Papa» per i prieghi del Vescovo» e perché così la virtù di Seba-stiano meritava » ordinò » eh’ estò Radiano avesse l’ufficio > e sopraquello pagasse a Giovanni da Udine una pensione di trecento feudi.
Laonde Sebastiano prese i’abito del frate» e sebi to per quello si create fiate delsentì variare 1’ animo ; perché vedendosi avere il modo di potere nembo si diede airi-sodisfare alle sue voglie senza colpo di pennello» se ne stava ri- t°s° •posando : e le male spese notti » e i giorni affaticati ristorava congli agi > e con l'entrate . E quando pure aveva a fare una cosa » siriduceva al lavoro con una passione » che pareva» andaste alla morte.
Da che si può conoscere » quanto s’inganni il discorso nostro, eiapoca prudenza umana, che bene spesso, anzi il più delle volte ,brama il contrario di ciò» che più ci fa di mestiero » e credendosegnarsi ( come suona il proverbio Tosco) con un dito, si dà nell’oc-chio . E' comune opinione degli uomini, che i premj, e gli onoriaccendano gli animi de’mortali agli studj di quelle arti, che piùveggiono essere rimunerate ; e che per contrario gli faccia stracu-rarle , e abbandonarle il vedere, che coloro » i quali in esse s’af-faticano , non siano dagli uomini, che possono, riconosciuti. Eper questo gli antichi, e moderni insieme biasimano, quanto più san-no » e possono que’ Principi, che non sollevano i virtuosi di tuttele sorte , e non danno i debiti premj, e onori achi virtuosamentes’ affatica. E come che questa regola per lo più sia vera, si vedepur tuttavia» che alcuna volta la liberalità de’ giusti, e magnanimiPrincipi opera contrario effètto » poiché molti fono di più utile ,e giovamento al Mondo in basta » e mediocre fortuna , che nelle.,grandezze , ed abbondanze di tutti i beni non sono 1 . Ed a proposi-to nostro, la magnificenza, e liberalità di Clemente VII. a cui ser-viva Sebastiano Veneziano, eccellentissimo pittore, rimuneran-dolo troppo altamente , fu cagione, eh’egli di sollecito , e indu-strioso » divenisse infingardo, e neglige màssimo ; e che dove_, »mentre durò la gara fra lui » e Rafaello da Urbino » e visse in poverafortuna, si affaticò di continuo ; fece tutto il contrario, poichéegli ebbe da contentarsi. Ma comunque sia, lasciando nel giudiziode’ prudenti Principi il considerare » come, quando, a cui, e in chemaniera , e con che regola deono la liberalità verso gli artefici, evirtuosi uomini usare ; dico » tornando a Sebastiano, eh’ egli con-
O o o 2 dulie
1 II caso di fra Lassano è singo-lare, e non sa regola. E della pigri-zia sua non si dee dar la colpa allebeneficenze del Papa , ma al natu-rale di fra Lasciano, che sempreera stato tardo, e pigro, come di-ce il Vaiati, eziandìo quando erain povero stato ; e 1' errore su delPapa, che collocò 1 fuor doni in
chi non gii meritava per li suolcostumi, benché gli meritaste perla lira abilità . In questo errore ca-dono i gran Signori tutto dì, anzitalora abbandonano chi è dotato dicostume , e di scienza , e versanole loro grazie in chi manca dell’uno, e dell’ altra .