VITA DI 610. ANTONIOL A P P O L I
PITTORE ARETINO.
Ade volte avviene, che d’un ceppo vecchio nongermogli alcun rampollo buono » il quale, col tem-po crescendo, non rinnovi » e con le lue srondirivesta quel luogo spogliato, e faccia con i frutticonoscere, a chi gii gusta , il medesimo sapore , chegià si sentì del primo albero. E che ciò sia vero ,fi dimostra nella presente Vita di Gio. Antonio, il quale , morendoMatteo suo padre, che fu l'ultimo de' pittori del suo tempo aslàìlodato , rimase con buone entrate al governo della madre , e cosìfi stette insino a dodici anni ; al qual termine della sua età pervenutoGio. Antonio, non si curando di pigliare altro esercizio che lapittura; mosso, oltre ali’altre cagioni, dal volere seguire le ve-cìo. Antonio impar* jìigie , e 1’ arte del padre , imparò sotto Domenico Pecori pittoreHa Domini co tesori . ^ ret j no> c hesu il suo primo maestro ( il quale era stato, insieme conMatteo suo padre, discepolo di Clemente 1 ) i primi principi deldisegno. Dopo, essendo stato con costui alcun tempo, e deside-rando far miglior frutto, che non faceva sotto la disciplina di quelmaestro, ed in quel luogo, dove non poteva anco da per se im-parare, ancorché avesse s inclinazione della Natura , fece pensierodi volere, che la stanza sua fosse Fiorenza. Al quale suo propo-nimento aggiuntosi , che rimase solo, per la morte della madre,fu aslài favorevole la fortuna » perché maritata una sorella , cheaveva di piccola età , a Lionardo Ricoveri ricco, e de’ primi cit—rtr far progrediva tadini, che allora suste in Arezzo, sen’andò a Fiorenza; doveafieunia. f ra l’opere di molti, che vide, gli piacque, più che quella di
tutti gli altri, eh’ avevano in quella città operato nella pittura , lamaniera d’Andrea del Sarto, e di Jacopo da Pontormo , perchérisolvendosi d’andare a stare con uno di questi due , si stava sospe-so, a quale di loro dovesse appigliarsi ; quando scoprendosi la Fede ,e la Carità fatta dal Pontormo sopra il portico della Nunziata di
Fi-
I II Vasari in questa Vita no-mina Matteo Lappoli , DomenicoPecori, e un Clemente tutti pit-tori Aretini, de’ quali non diceparola, perché saranno stati pit-tori ordinar) ; onde si vede, che^'passione inverso la patria, e mol-
to meno per li pittori Fiorentini,non lo acciecò cotanto, quantoaltri gli ha rinfacciato tante, etante volte . E’ vero bensì , chenella Vita di Niccolò Soggi cita laVita del Pecori , ma non si trov*in questi tre tomi.