Vita di Gio. Antonio Lappoli. 525nio suo amicissimo , intesa s opera , oh’ aveva tolta a fare , gli fece ,come volle il Lappoli, uno schizzetto tutto d’ignudi molto bello ,perché messo Gio. Antonio mano ali’ opera, imitando il disegnodel Rosso , fece nella detta tavola la visitazione di santa Lisabetta ,e nel mezzo tondo di sopra un Dio padre con certi putti, ritraendoi panni, e tutto il resto di naturale . E condottola a fine , ne sumolto lodato , e commendato , e massimamente per alcune teste ri-tratte di naturale j fatte con buona maniera, e molto utile. Co-noscendo poi Gio. Antonio , che a voler fare maggior frutto nels p ‘ r Acquistar perse.arte , bisognava partirsi d’Arezzo ; passata del tutto la peste a Ro- arte
ma , deliberò andarsene là , dove già sapeva , eh' era tornato Reti-no , il Rosso , e molt’ altri amici suoi, e vi facevano molte opere,e grandi. Nel qual pensiero, se gli porse occasione d’andarvi co-modamente ; perché venuto in Arezzo M. Paolo Valdarabrini, se-gretario di Papa Clemente VII. che tornando di Francia in poste ,passo per Arezzo per vedere i fratelli, e nipoti ; 1’ andò Gio.
Antonio a visitare ; onde M. Paolo, eh’ era desideroso, che in quel-la sua città fossero uomini rari in tutte le virtù , i quali mostrasserogli ingegni, che dà quell’ aria , e quel cielo a chi vi nasce ; confor-tò Gio. Antonio, ancorché molto non bisognasse, a dovere andarseco a Roma , dove gli farebbe avere ogni comodità di potere at-tendere agli studj dell’arte. Andato dunque con esso M. Paolo aRoma , vi trovò Perino , il Rosso , e altri amici suoi ; e oltre ciògli venne fatto, per mezzo di M. Paolo, di conoscere Giulio Ro-mano , Bastiano Veneziano , e Francesco Mazzuoli da Parma , chein que’ giorni capitò a Roma ; il qual Francesco , dilettandosi di so-nare il liuto, e perciò ponendo grandissimo amore a Gio. Antonio ,fu cagione col praticare sempre insieme , eh’ egli si mise con mol-to studio a disegnare, e colorire , e a valersi dell’occasione , eh’aveva d’essere amico a i migliori dipintori, che allora fossero inRoma. E già avendo quasi condotto a fine un quadro , dentroviuna nostra Donna grande , quanto è il vivo, il quale voleva M. Pao-lo donare a Papa Clemente per fargli conoscere il Lappoli ; ven-ne , siccome volle la fortuna , che spesso s’ attraversa a’ disegni de-gli uomini, a’sei di Maggio sanno 1527.il sacco infelicissimo diRoma; nel qual caso , coi rendo M. Paolo a cavallo, e seco Gio.
Antonio alla porta di santo Spirito in Trastevere , per far opera, chenon così tosto entrassero per quel luogo i soldati di Borbone , vi suesse M. Paolo morto , e il Lappoli fatto prigione dagli Spagnuoli. E’fitta prìgiantntlE poco dopo, messe a sacco ogni cola , si perdè il quadro, idi . ficco dt Roma,segni fatti nella cappella , e ciò che aveva il povero Gio. Antonio,il quale dopo molto essere stato tormentato dagli Spagnuoli, per-ché pagasse la taglia , una notte in camicia si fuggì con altri prigîo- fugge, e tom* ad A-ni ; e mal condotto, e disperato , con gran pericolo della vita , ret.%.0 •
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