Vita di Grò. Antonio Lappoli. 527
gli Aretini, e Luigi Guicciardini commislàrio in quella città, peronorare il Duca , due commedie. D’una erano sèttajuoli, en’ aveva-no cura una compagnia de’più nobili giovani della città , che si face-vano chiamare gli Umidi 1 » e T apparato , e scena di questa , che fuuna commedia degl’Intronati 1 da Siena , fece Niccolò Soggi, che nefu molto lodato ; e la commedia fu recitata benissimo , e con infinitasodisfazione di chiunque la vide . Dell’ altra erano festaiuoli, a con-correnza , un’ altra compagnia di giovani similmente nobili, che sichiamava la compagnia degl’ Infiammati. Questi dunque , per nonesser meno lodati, che si fossero stati gli Umidi, recitando una com- Pr *lf ett J vt un*media di M-Giovanni Pollastra , poeta Aretino» guidata da lui emmtmedesimo ; fecero far la prospettiva a Gio. Antonio » che si portòsommamente bene ; e così la commedia fu con molto onore di quellacompagnia , e di tutta la città recitata . Nè tacerò un bel capricciodi questo posta » che fu veramente uomo di bellissimo ingegno. Men-tre » che si durò a fare l’apparato di queste, e altre feste , più vol-te si era fra i giovani dell’ una » e l’altra compagnia > per diversecagioni, e per la concorrenza , venuto alle mani, e fattosi alcunaquiitione ; perché il Pollastra » avendo menato la cosa secreta temen-te affìtto » ragunati che furono i popoli, e i gentiluomini » e legentildonne , dove si aveva la commedia a recitare , quattro di que’giovani, che altre volte si erano per la città affrontati, usciti conle spade nude , e le cappe imbracciate » cominciarono in fu la sce-na a gridare , e fingere d’ ammazzarsi . E il primo, che si vide diloro » uscì con una tempia fintamente insanguinata , gridando : Ve-nite suora , traditori. Al quale rumore levatosi tutto il popolo inpiedi, e cominciandosi a cacciar mano ali’armi, i parenti de’gio-vani , che mostravano di tirarsi coltellate terribili , correvano allavolta della scena ; quando il primo, eh’ era uscito, voltoli aglialtri giovani, disse: Fermate, signori , rimettete dentro le spa-de , che non ho male ; e ancorché siamo in discordia , e crediate ,che la commedia non si faccia , ella si farà : e così ferito , come so-no , vo’ cominciare il prologo . E così dopo questa burla, alla qualerimasero colti tutti gli spettatori, e gl’ istrioni medesimi, eccetto iquattro sopraddetti, su cominciata la commedia , e tanto bene reci-tata , che l’anno poi 1540. quando il sig. duca Cosimo , e la sig. du-chessa Leonora furono in Arezzo ; bisognò, che Gio. Antonio dinuovo » facendo la prospettiva in su la piazza del vescovado , la fa-cesse recitare a loro Eccellenze ; e siccome altra volta erano i re-citatori di quella piaciuti , così tanto piacquero allora al sig. Du-ca » che furono poi il carnovale vegnente chiamati a Fiorenza a re-citare - In queste due prospettive adunque si portò il Lappoli
molto
I Questi non sono gli Umidi Accademici di lettere in Firenze , oggispenti, 2 Accademia celebre di belle lettere.