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Tomo secondo.
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562
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562 Terza Parte.

con ordine del Duca andò a Roma , non solo per intendere i] pa.rere di Michelagnolo intorno alle dette scale, ma per far opera dicondurre lui a Firenze . Ma non gli riuscì l'uno , nel'altro;perciocché non volendo Michelagnolo partire di Roma, con belmodo si licenziò : e quanto alle scale mostrò non ricordarsi piùdi misure, nedaltro. Il Tribolo dunque essendo tornato a Firen-ze, e non potendo seguitare lopera delle dette scale, si diede afar il pavimento della detta libreria di mattoni bianchi, e rolli, sic-come alcuni pavimenti, che aveva veduti in Roma ; ma vi aggiun-se un ripieno di terra rosta nella terra bianca , mescolata col bolo,Sete con molta sua per fare diversi intagli in que mattoni. E così in questo pavimento6>*/l pavimento . fece ribattere tutto il palco , e sostittato di sopra , che su cosa moltolodata - Cominciò poi, e non tini, per mettere nel maschio dellafortezza della porta a Faenza, per don Giovanni di Luna, alloracastellano, unarme di pietra bigia, e unaquila di tondo rilievogrande con due capi, la quale fece di cera , perché suste gettata dibronzo ; ma non se ne fece altro, e dell arme rimase solamente fi-nito lo scudo. E perché era costume della città di Fiorenza farequasi ogni anno, per la festa di s- Giovanni Batista, in fu la piazzaprincipale , la sera di notte una girandola, cioè una macchina pie-na di trombe di fuoco, e di raggi, e altri fuochi lavorati, la qua-le girandola aveva ora forma di tempio , ora di nave, ora di sco-gli , e talora duna città , o dun inferno, come più piaceva aliscende u cura de » inventore; fu dato cura un annodi farne una al Tribolo , il qualefuochi lavorati per la fece , come di sotto si dirà , bellissima . E perché delle varie ma-la feda di s. dovan- niere di tutti questi così fatti fuochi, e particolarmente delavo-m Batista . rati, tratta Vanitocelo Sanese 1 , e altri » non mi distenderò in que-

Vifcorfo dell'autore sto. Dirò bene alcune cose delle qualità delle girandole. Il tuttointorno alle giran- adunque si sa di legname , con spazj larghi, che spuntino in fuori^ ' da pie , acciocché i raggi, quando hanno avuto fuoco, non ac-

cendano gli altri, ma salzino, mediante le distanze , a poco a po-co del pari, e secondando 1 un 1 altro , empiano il cielo del fuo-co , che è nelle grillando da sommo, e da pie ; si vanno » dico »spartendo larghi, acciocché non abbrucino a un tratto » e faccianobella vista. Il medesimo sanno gli scoppi , i quali stando legati aquelle parti ferme della girandola , fanno bellissime gazzarre . Letrombe similmente si vanno accomodando negli ornamenti, e si fannouscire le più volte per bocca di maschere , o daltre cose simili. Malimportanza sta nell accomodarla in modo , che i lumi, che ar-dono in certi vasi , durino tutta la notte , e facciano la piazza lu-minosa ; onde tutta 1 opera è guidata da un semplice stoppino,che bagnato in polvere piena di solfo , e acqua vita , a poco a pococammina a i luoghi, dov egli ha di mano in mano a dar fuoco, tan-to che