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Tomo secondo.
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Modella di figure dibronr.0 . per castelj. Angelo .

Storia di bastòrìlivodonata a Carlo V,per cui ebbe la com-menda .

Dalla repubblica diGenova gli e coi»-mesta una statua dimarmo .

§88 TER2A PARTE.

to fu di porre sopra la fine del torrione tondo di marmo , che èa fronte al ponte di castello , sette figure grandi di bronzo, di brac-cia sei l'una, tutte a giacere in diversi atti, come cinte da unangelo, il quale voleva, che posasse nel mezzo di quel torrione »sopra una colonna di mischio , ed egli fosse di bronzo, con la spa-da in mano. Per questa figura dell angelo, intendeva 1 angeloMichele, custode , e guardia del castello, il quale col suo favore , eajuto laveva liberato, e tratto di quella prigione ; e per le settefigurerà giacere poste , significava i sette peccati mortali ; volendodire, che con lajuto dell angelo vincitore, aveva superati, egittati per terra i suoi nemici, uomini scellerati, ed empj, i qualisi rappresentavano in quelle sette figure de sette peccati mortali -Per questa opera fu fatto fare da sua Santità un modello, il qualeessendole piaciuto » ordinò , che Laccio cominciasse a fare le figu-re di terra grande , quanto avevano a essere , per gittarle poi dibronzo. Cominciò Laccio, e finì in una di quelle stanze di Bel-vedere una di quelle figure di terra, la quale fu molto lodata -Insieme ancora, per passarsi tempo, e per vedere , come gli do-veva riuscire il getto , fece molte figurine , alte due terzi » e ton-de , come Ercoli, Venere, Apollini, Lede , e altre sue fantasie »e fattele gittar di bronzo a maestro Jacopo della Barba Fiorenti-no , riuscirono ottimamente . Dipoi le donò a sua Santità , e amolti signori, delle quali ora ne sono alcune nello scrittojo delduca Cosimo, fra un numero di più di cento antiche tutte rare»e d altre moderne. Aveva Laccio in questo tempo medesimo fat-to una storia di figure piccole di bastò, e mezzo rilievo d unadeposizione di Croce , la quale fu opera rara , e la fece con grandiligenza gettare di bronzo . Così finita , la donò a Carlo V- inGenova, il quale la tenne carissima, e di ciò fu segno, che suaMaestà dette a Laccio una commenda di s. Jacopo » e lo fece ca-valiere . Ebbe ancora dal principe Doria molte cortesie : e dal-la repubblica di Genova gli fu allogato una statua di braccia»*sei di marmo , la quale doveva essere un Nettuno in for-ma del principe Doria, per porsi in so la piazza, in memoriadelle virtù di quel principe » e de' benefizj grandissimi, e rari »i quali la sua patria Genova aveva ricevuti da lui. Fu allogataquesta statua a Laccio per prezzo di mille fiorini, de quali eb-be allora cinquecento, e subito andò a Carrara per abbozzarla»»alla cava del Polvaccio. Mentre , chel governo popolare, do-po la partita de Medici , reggeva Firenze , Michelagnolo Lo-narroti su adoperato per le fortificazioni della città , e sugli mo-stro il marmo , che Laccio aveva scemato insieme col modellodErcole, e Cacco » con intenzione » che se il marmo non erascemato troppo, Michelagnolo lo pigliasse , e vi facesse due figure

a mo-