5-r Terza Parte.
fatto, nel qual’ è tutta grazia, e bontà, dove la maniera di Bac-*rèlntorna‘ali' Eri"' c *° * tutta âlverfa . Ma veramente considerando 1’ Ercole di Bac-l e , ° rc ’ ciò da se, non si può se non grandemente lodare , e tanto piti
vedendo » che molti scultori dipoi hanno tentato di fare statuegrandi, e nefluno è arrivato al segno di Laccio ; il quale se dallaNatura avesse ricevuta tanta grazia , ed agevolezza , quanta da sesi prese fatica , e studio, egli era nel!’ arte della scultura perfettointeramente. Desiderando lui di sapere ciò, che dell' opera sua sidiceva, mandò in piazza un pedante, il quale teneva in casa,dicendogli, che non mancasse di riferirgli il vero di ciò , che udi-va dire. 11 pedante non udendo altro , che male , tornato malin-conoso a casa , e domandato da Laccio , rispose , che tutti per unavoce biasimano i giganti, e eh’ ei non piacciono loro. E tu , chene di’ ? disse Laccio ; rispose : Dicono bene , e eh’ e’ mi piaccio-no , per farvi piacere. Non vo , eh’ ei ti piacciano , disse Laccio,e di’ pur male ancora tu ; che, come tu puoi ricordarti , io non dicomai bene di nessuno : la cosa va del pari. Dissimulava Laccio il suodolore , e così sempre ebbe per costume di fare , inoltrando dinon curare del biasimo, che 1’ uomo alle sue cose desse. Nondi-meno egli è verisimile » che grande fosse il suo dispiacere , perchécoloro , che s’affaticano peri' onore, e dipoi ne riportano biasi-mo , è da credere» ancorché indegno sia il biasimo, e a torto,che ciò nel cuore segretamente gli affligga , e di continuo gli tor-îjjecio ebbe oltre la menti. Fu racconsolato il suo dispiacere da una possessione , lamercede unapojsesto- quale , oltre al pagamento, gli su data per ordine dipapaCle-7,1 ’ mente. Questo dono doppiamente gli fu caro: e per futile» ed
entrata , e perché era allato alla sua villa dì Pinzerimonte » e per-ché era prima di Rignadori, allora fatto ribello, e suo mortalenemico , col quale aveva sempre conteso per conto de’ confini diquesto podere . In questo tempo su scritto al duca Alesîàndro dalprincipe Doria , che operasse con Laccio , che la sua statua sifinisse , ora che il gigante era del tutto finito : e eh’ era per ven-dicarsi con Laccio, s’egli non faceva il suo dovere ; di che egliImpaurito , non si fidava d’andare a Carrara • Ma pur dal cardi-nale Cibo» e dal duca Alesîàndro assicurato » v’andò» e lavoran-do» timori per lo do con alcuni ajuti , tirava innanzi la statua . Teneva conto gior-d’Geno^a** &**** nalmente il Principe» di quanto Laccio faceva» onde essendogli ri~* ' ferito , che la statua non era di quella eccellenza , che gli era stato
promesse , fece intendere il Principe a Laccio » che s’egli non loserviva bene » si vendicherebbe seco. Laccio sentendo questo»disse molto male del Principe ; il che tornatogli ali’ orecchie , erarisoluto d’averlo nelle mani per ogni modo, e di vendicarsi » colfargli gran paura della galea. Per la qual cosa vedendo Laccioalcuni lpiamenti di ceni, che l’osservavano, entrato di ciò in
sospet-