Vita di Baccio Bandinelu . 607
tederei innanzi eh’ egli lo scopriste . Ma il Duca non volle mai an-dare , ed essendone pregato dalla Duchesse , la quale in ciò favo-riva Laccio, non si lasciò però mai piegare il Duca, e non andò a ve-derlo , addirato, perché di tanti lavori Laccio non aveva mai fi-nitone alcuno , ed egli pure l'aveva fatto ricco, e gli aveva, conodio de' cittadini, fatto molte grazie , ed onoratolo molto . Contutto questo andava sua Eccellenza pensando d'ajutare Clementefigliuolo naturale di Laccio, e giovane valente, il quale avevaacquistato assai nel disegno,perché e’dovesse toccare a lui col tempoa finire l’opere del padre. In questo medesimo tempo, che fuTanno 1554 venne da Roma , dove serviva papa Giulio III.
Giorgio Vasari Aretino » per servire sua Eccellenza in molte cose ,che ell’aveva in animo di fare,e particolarmente in innovare di fab-briche , ed ornare il palazzo di piazza, e fare la sala grande , co-me s’è dipoi veduto. Giorgio Vasari dipoi T anno seguente con-dusse da Roma, ed acconciò col duca Bartolommeo Ammarinatiscultore , per fare T altra facciata dirimpetto ali* udienza , comin-ciata da Laccio in detta sala , ed una fonte nel mezzo di detta fac-ciata ; e subito fu dato principio a fare una parte delie statue , chevi andavano. Conobbe Laccio , che '1 Duca non voleva servirsi sdegno dì Baccio inpiù di lui , poiché adoperava altri; di che egli avendo grande the'i Duca
dispiacere, e dolore , era diventato si strano, e fastidioso, che *hn.
né in casa, né suora non poteva alcuno conversare con lui : ed aClemente suo figliuolo usava molte stranezze , e lo faceva patired’ ogni cosa. Per questo Clemente avendo fatto di terra una testagrande di sua Eccellenza, per farla di marmo per la statua dell'udienza, chiese licenza al Duca di partirsi per andare a Roma,,per le stranezze del padre . Il Duca disse , che non gli manchereb-be . Baccio nella partita di Clemente , che gli chiese licenza, non clemente figliuolo digli volle dar nulla, benché gli fosse in Firenze di grande ajuto , Baccio [e sarte daeh’era quel giovane le braccia di Laccio in ogni bisogno; nondi- hi»,meno non si curò , che se gli levasse dinanzi - Arrivato il giovane aRoma contro a tempo, sì per gli studj, e sì per i disordini, il mede-simo anno si morì, lasciando in Firenze di suo, quasi finita, una te-sta del duca Cosimo di marmo, la quale Laccio poi pose sopra fa por-ta principale di casa sua nella via de’ Ginori, ed è bel li ili ma 1 .
Lasciò ancora Clemente molto innanzi un Cristo morto, eh’ è rettodaNicodemo, il qual Nicodemo è Baccio ritratto di naturale: lequali statue, che sono affai buone, Laccio pose nella chiesa de'
Servi, come al suo luogo diremo. Fu di grandissima perdita lamorte di Clemente a Laccio , e ali’ arte, ed egli lo conobbe poiche su morto. Scoperse Baccio T altare di $. Maria del Fiore, e la
statua
t Vi è anco di presente.