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Tomo secondo.
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Vita di Cristofano Gherâ^di. 625quale aveva anch egli servito il Vasari sette anni. Costoro dunquearrivati a Bologna, dove non era ancora Giorgio arrivato, peressere ancora a Camaldoli, dove fornito il tramezzo , faceva il car-tone dun Deposto di croce» che poi sece, e fu in quello stesseluogo messo ali altar maggiore ; si misero a ingessare le dette tretavole » e a dar di mestica , insino a che arrivasse Giorgio , il qua-le aveva dato commistione a Dattero Ebreo , amico di messer Otta-viano de Medici, il quale faceva banco in Bologna » che provve-desse Cristofano » e Batista di quanto faceva loro bisogno . E per-ché esso Dattero era gentilissimo > e cortese molto, faceva loro mil-le comodità » e cortesie ; perché andando alcuna volta costoro incompagnia di lui per Bologna assai dimesticamente » e avendo Cri-stofano una gran maglia in un occhio » e Batista gli occhi grossi ,erano così essi creduti Ebrei, come era Dattero veramente . On-de avendo una mattina un calzaiuolo a portare » di commissionedel detto Ebreo » un pajo di calze nuove a Cristofano » giunto al mo- Cristofano credute«asterò, disse a esse Cristofano, il quale si stava alla porta a vedere Ebreo,far le limoline: Messere, mi sapresti voi insegnare le stanze diquedue Ebrei dipintori» che qua entro lavorano? Che Ebrei» enon Ebrei » disse Cristofano ? che hai da fare con esso loro ? Ho adare » rispose colui, queste calze a uno di loro » chiamato Cri-stofano . Io sono uomo dabbene » e migliore cristiano, che non seitu . Sia come volete voi » replicò il calzaiuolo » io diceva così,perciocché , oltre che voi sete tenuti » e conosciuti per Ebrei daognuno » queste vostre arie » che non fono del paese » mei rafferma-vano . Non più » disse Cristofano » ti parrà » che noi facciamo ope-re da cristiani. Ma per tornare aliopera » arrivato il Vasari in suoi lavori in t.-Bologna » non passò un mese , ehegli disegnando» e Cristofano » chele tn bosco.e Batista abbozzando le tavole con i colori,elle furono tutte e tre for-nite dabbozzare con molta lode di Cristofano » che in ciò si portòbenissimo. Finite dabbozzare le tavole » si mise mano al fregio »il quale sebbene doveva tutto da se lavorare Cristofano » ebbe com-pagnia ; perciocché venuto da Camaldoli a Bologna Stefano Vel-troni dal monte Sanfavino > cugino del Vasari » ehaveva abbozzatala tavola del Deposto » fecero ambidue quellopera insieme» e tan-to bene» che riuscì maravigliosa. Lavorava Cristofano le grotte- Fu raro nelle grotte.selle tanto bene, che non si poteva veder meglio» ma non dava sf-ioro una certa fine » che avesse perfezione : e per contrario Stefanomancava duna certa finezza » e grazia » perciocché le pennel-late non facevano a un tratto restare le cose a i luoghi loro » onde »perché era molto paziente » sebben durava più fatica , conducevafinalmente le sue grottesche con più diligenza» e finezza . Lavo- Concorrenza trarando dunque costoro a concorrenza lopera di questo fregio » tan- Vc . ltr r*'' e

to faticarono 1 uno, e 1 altro» che Cristofano imparò a finire da se.

P.III. Kkkk Ste-