Vita di Jacopo da Puntormo. 64$
cotesti diségni ad altre occasioni. Quest’ opera su tale, come sivede 1 j e di tanta bellezza , sì per la maniera nuova, e sì per ladolcezza delle teste , che fono in quelle due femmine 5 e per labellezza de’putti vivi , e graziosi , eh’ella fu la più beli’operain fresco, che insino allora suste stata veduta giammai ; perché ol-tre a i putti della Carità, ve ne fono due altri in aria , i qualitengono ali’arme del Papa un panno , tanto belli, che non si puòfar meglio : sènza che tutte le figure hanno rilievo grandiilimo »e fon fatte per colorito , e per ogni altra cosa tali, che non sipossono lodare a bastanza. E Michelagnolo Bonarroti veggendoun giorno quest’opera» e considerando » che 1’aveva fatta un gio-vane d’anni 19. disse: Questo giovane sarà anco tale» per quan-to si vede » che se vive » e seguita » porrà quest’arte in cielo.
Questo grido, e questa fama sentendo gli uomini di Puntormo »mandato per Jacopo» gli fecero fâre dentro nel castello, soprauna porta posta in fu la strada maestra , un’ arme di Papa Leo-ne con due putti, beli fisima , comedie dall’ acqua sia già stata Leone x.poco meno che guasta . II carnovale del medesimo anno , estèndotutta Fiorenza in festa , e in allegrezza per la creazione del detto Feste per la creazioneLeone X furono ordinate molte seste , e fra 1 ’ altre due bellissime , ^ Ptt P* Firenze.e di grandissima spesa , da due compagnie di signori » e gentiluo-mini della città ; d’una delle quali, eh’era chiamata il Diaman-te , era capo il sig. Giuliano de’ Medici, fratello del Papa , il qua-le l’aveva intitolata così, per estere statosi diamante impresa diLorenzo il vecchio 2 » suo padre ; e dell’altra , che aveva per no-me , e per insegna il Broncone , era capo il sig. Lorenzo, figlino-lo di Piero de’ Medici, il quale , dico, aveva per impresa un bron-cone , cioè un tronco di lauro secco, che rinverdiva le foglie,quasi per mostrare, che rinfrescava , e risorgeva il nome dell'avolo. Dalla compagnia dunque del Diamante fu dato carico aM. Andrea Dazzi, che allora leggeva lettere Greche, e Latinenello studio di Fiorenza » di pensare ali’ invenzione d’ un trionfo ;ond’egli ne ordinò uno simile a quelli, che facevano i Romani
trion-
Sommamente cele-butte da Michela-gnolo .
Arme bellissime di
x Le due figure tanto lodate dalVasari, e dal Bocchi nelle Bellez-ze di Firenze, sono ancora in esse-re , e ben mantenute , benchéesposte ali’ intemperie dell' aria ,e solamente sono appannate dallapolvere , in guisa che non fi go-de la sua bellezza . Volle farleripulire il cavalier Gabburri, co-me si legge nel tom. 2. delle let-tere pittoriche ma poi non ne fufatto altro , sorse perché ci vo-
leva un troppo gran ponte , es-sendo molto alte .
2 Lorenzo detto il Magnificopadre di Leon X. che il Vasarichiama sempre il vecchio , ben-ché per Lorenz,o ti vecchio si in-tenda Lorenzo fratello di Cosimopater patria , e zio grande delMagnifico, come ho detto altro-ve ; ma il Vasari Io dice il Vecchiorispetto a Lorenzo duca d’ U r binosuo nipote.