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rammari co nel vedersi impegnato da Principi potentissirhi ad ab-bandonare , non tanto la città di Bologna, quanto LI suo sempre di-letto maestro in età assai avanzata ; senza potere , se non con grandisvantaggio , e timore , ricusar le chiamate . Correva per le boc-che degli uomini , essere il Costa il primario pittore di que’ tempi ;laonde volendo Francesco Gonzaga marchese di Mantova far dipin-gere il suo palagio presso S. Sebastiano, con premurosa chiamatainvitò a se il nostro Lorenzo , il quale non avendo spirito di contra-rre ad un così splendido invito , e comprendendo , che la sua di-mora in quella città doveva esser lunga , per 1’ opera addossatagli,stimò meglio di condur seco ancora la moglie ed i figli, e per co-sì dire , piantar nuova stanza in quella ducal città . Il dolore delmaestro , e del discepolo fu inenarrabile : gli documenti le avver-tenze del primo copiosissime . Giunse egli per tanto a Mantova,accolto e mantenuto dalla generosità di quel principe, come eraconvenevole a personaggio di molta virtù , ed eccellenza nella suaprofessione . Fra le prime cose , per provare in poco, il molto valo-re del Costa, il marchese gli assegnò una stanza , dove dipinse par-te a guazzo, parte a olio in una facciata la marchesa Isabella diMantova ritratta al naturale con molte altre signore , che cantanoal suonarsi di varj strumenti.
,, Non meno valorosamente in un’ altra facciata rapportò la favoladi Latona , quando „ dalla sete tocca
„ Md un fresco ruscel resta per bere -,
„ Ma non si tosto ci ha posto la bocca ,
„ Che le par T acqua torbida vedere .
„ Meraviglia , e dispetto in lei trabocca ,
„ può più la vendetta ritenere ,
99 -Ostai su , cb' aitando al cielo ambe le mani ,
„ Di Licia i contadin converse in rane .
( Simeoni Metamorsos c. 90. )
„ Per la terza figurò il marchese Francesco condotto da Ercole, perla via della virtù per sentiero intralciato di spine, sopra d’ un mon-te consegrato ali’ eternità , e arduo alla salita .
,, Nella quarta poi die a vedere lo stesso Marchese sopra d’ un pie-destallo , col baston di comando in mano , con molti signori, e sud-diti, ritratti tutti al naturale , 1 quali stanno a lui d’intorno con inmano insegne e stendardi.
„ Compiacquesi tanto il Marchese di quest’ opera , che non cessò dinuovamente impiegarlo in fatiche più rilevanti nel detto palagio ,dove potesse riuscirne con credito . Gli assegnò dunque da colo-rire la lala grande, nella quale già da Andrea Mantegna, celebrepittore Padoano, d’ordine del marchese Lodovico Gonzaga , erastato superbamente dipinto il trionfo di Celare ( Rodolfi Titt. Ve -net. T. 1. c. 70. ) Pareva ( come scrive un Autore delle CronicheMantovane Mario Equic. Com. Mani. 1 . 4.) il detto trionfo troncoe manchevole , per non vi essere quella pompa , che soleva seguireil Trionfante , e vi mancavano gli spettatori : al che provvide ilMarchese precedentemente chiamando alla liberalità sua LorenzoGiunta alle note del Tomo II. E „ Co-