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Tomo terzo.
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Vita di Benvenuto Garopalo. z

se nandò danni 19 a Roma Tanno 1500.dove postosi con Gio-vanni Baldini pittor Fiorentino assai pratico , e il quale aveva mol-ti bellissimi disegni di diversi tmestri eccellenti, sopra quelli, quan-do tempo gli avanzava » e massimamente la notte, si andava conti-nuamente essercitando . Dopo essendo stato con costui quindici me-si, e avendo veduto con molto suo piacere le cose di Roma , scor-si) che ebbe un pezzo per molti luoghi d'Italia, si conditile final-mente a Mantova î dove appresiò Lorenzo Costa pittore stette dueanni, servendolo con tanta amorevolezza, che colui per rimunerar-lo , lo acconciò in capo a due anni con Francesco Gonzaga marchesedi Mantova, col quale anco stava esiò Lorenzo. Ma non vi su statomolto Benvenuto , che ammalando Piero suo padre in Ferrara , fuforzato tornarsene, dove stette poi del continuo quattro anni,lavorando molte cose da se solo , e alcune in compagnia de Dossi 1 .Mandando poi Tanno 1505. per lui messer Jeronimo Sagrato gen-tiluomo Ferrarese , il quale stava in Roma , Benvenuto vi tornò dibonissima voglia , e massimamente per vedere i miracoli, che si pre-dicavano di Raffaello da Urbino , e della cappella di Giulio 2 statadipinta dal Bonarroto . Ma giunto Benvenuto in Roma , restò quasidisperato, non che stupito nel vedere la grazia, e la vivezza , cheavevano le pitture di Raffaello , e la profondità del disegno di Mi-chelagnolo . Onde malediva le maniere di Lombardia , e quella , cheavea con tanto studio , e stento imparato in Mantova , e volentie-ri , se aveste potuto , se ne sarebbe smorbato . Ma poiché altro non sipoteva , si risolvè a volere disimparare , e dopo la perdita di tantianni, di maestro divenire discepolo . Perché cominciato a disegnaredi quelle cose , che erano migliori, e più difficili, e a studiare conogni possibile diligenza quelle maniere tanto lodate, non attese quasiad altro per ispazio di due anni continui ; per lo che mutò in tantola pratica , e maniera cattiva in buona , che n era tenuto dagli arte-fici conto . E che fu più , tanto adoperò col sottomettersi, e con ogniqualità d amorevole ufficio, che divenne amico di Raffaello da Ì 7 r-bino , il quale, come gentilissimo , e non ingrato, insegnò moltecose , ajutò , e favorì sempre Benvenuto ; il quale se avesse seguitatola pratica di Roma , senz alcun dubbio avrebbe fatto cose degne delbeli ingegno suo . Ma perché fu costretto, non so per qual acci-dente , tornare alla patria ; nel pigliare licenza da Rastrello» glipromise, secondo che egli il consigliava , di tornare a Roma, doveRassicurava Raffaello» che gli darebbe più che non volesse da lavo-rare » e in opere onorevoli. Arrivato dunque Benvenuto in Ferra-ra , assettato, che egli ebbe le cose , e spedito la bisogna, che ve

A 2 Pave-

1 Le vite de Dossi sono nel to- Giulio II. sece dipigner la volta almo il. a c. 25 6. Bonarroti, e però il Vaiar! la chia-

2. Cioè la cappella Sistina, dove ma qu ì Cappella Giulio.

Dopo aver imparatoin Cremona va a Re.ma, e studia sotto ilBaldi »».

Stupisce alla maniera'Romana .

Amico di Raffaelli

Torna alla patria, *ivi opera .