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Tomo terzo.
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Vita di Batista Franco. 67

derigo Zucchero» che allora era in Venezia, Paolo da Verona, eJacopo Tintoretto ; ordinarono , che ciascuno di loro faceste undisegno , promettendo a colui l'opera , che in quello meglio si por-tasse . Mentre adunque gli altri attendevano a fare con ogni dili-genza i loro disegni, il 'Pi moretto tolta la misura della grandezza, d 'fa nù

che aveva ad essere 1 opera, e tirata una gran tela , la dipinse , dipinta, e htservì tersenza che altro se ne sapesse , con la solita stia prestezza , e la pose .dove aveva da stare. Onde ragunatasi una mattina la Compagniaper vedere i detti disegni, e risolversi; trovarono il Tintorettoavere finita l’opera del tutto , e postala al luogo suo. Perché adi-randosi con esso lui, e dicendo, che avevano chiesto disegni, enon datogli a far 1' opera , rispose loro , che quello era il suo mododi disegnare , che non sapeva far altrimenti, e che i disegni, e mo-delli dell' opere avevano a estere a quel modo per non ingannarenessuno : e finalmente, che se non volevano pagargli l'opera, e lesue fatiche , che le donava loro . E così dicendo , ancorché avessemolte contrarietà, fece tanto» chei’opera è ancora nel medesimoluogo. In questa tela adunque è dipinto in un cielo Dio Padre, che ■Dc'irìziene JeiUtescende con molti angeli ad abbracciare fan Rocco: e nel più basso U.sono molte figure, che significano, ovvero rappresentano l’altre Scuo-le maggiori di Venezia , come la Carità , s. Giovanni Evangelista ,la Misericordia, s. Marco , e fan Teodoro » fatte tutte fecondo lasua solita maniera . Ma perciocché troppo sarebbe lunga opera rac-contare tutte le pitture del Tintoretto, basti avere queste cose ragio-nato di lui, che è veramente valente uomo » e pittore da essere lo-dato . Essendo ne’medesimi tempi in Venezia un pittore , chiama-to Bazzacco 1 , creato di casa Grimani, il quale era stato in Romamolti anni , gli su per savori dato a dipignere il palco della salamaggiore de’ Cai z de’dieci. Ma conoscendo costui non poter far dale, e avere bisogno d’ajuto » prese per compagni Paolo da Vero-na, e Batista Zelotti 3 : compartendo fra se, e loro nove quadridi pitture a olio, che andavano in quel luogo; cioè quattro ovatine’ canti, quattro quadri bislunghi, e un ovato maggiore nel mez-zo. E questo con tre de’quadri dato a Paolo Veronese, il quale vi rat> ^ y erore rfece un Giove , che fulmina i vizj , ed altre figure , prese per se r U compagni ntlTc-

I 2 du errare.

1 Nell’ altre edizioni del Vasari si trova menzionato in alcun modo.si legge Bra^acco , ma si è corretto 2 Cai, voce Veneziana per Capi.in Baracco , che così si trova no- z Pure nelle prime edizioni siminato dal Ridolfi nella Vita di leggeva Batista Farinata , ma il me-Paolo Casoari Veronese-a c. 297. desumo Ridolfi quivi dice , che par-e lo chiama Monsignore , perché te di queste pitture furono allogatesu prete . Non so , se sia lo stesso , al Zelotti, che su Veronese, e fi-che il P. Orlandi appella Batraco lustre pittore , la cui Vita su scrit-teli’ Indice del suo Abecedario pìt- ta dal detto Ridolfi nella part, i» atoricojinapoi ndl’Abecedario non cart.349.