Vita di Giovanfrancesco Rustici- 8i
bardiere , che era uno de' circonstanti, come s’ è detto , condanna-to da Plutone ali’ inferno per avere nelle sue girandole , e macchinedi fuoco avuto sempre per soggetto, e invenzione i sette peccati mor-tali , e colè d’inferno . Mentre che a vedere ciò , e a udire diverselamentevoli voci s’ attendeva , fu levato via il doloroso, e funestoapparato : e venendo i lumi, veduto , in cambio di quello , un ap-parecchio reale , e ricchissimo , e con orrevoli serventi, che porta,rono il rimanente della cena , che su magnifica, e onorata . Al finedella quale venendo una nave piena di varie confezioni, i padronidi quella , mostrando di levar mercanzie , condussero a poco a pocogli uomini della Compagnia nelle stanze di sopra , dove essendo unascena, e apparato ricchissimo , fu recitata una commedia intitolata Fi-logenia , che fu molto lodata ; e quella finita ali’ alba ognunosi tornò lietissimo a caso . In capo a due anni, toccando, dopomolte feste , e commedie , al medesimo a essere un’ altra volta Si-gnore , per tassare alcuni della Compagnia , che troppo avevano spe-lò in certe feste , e conviti ( per estòrsi mangiati , come si dice,vivi ) fece ordinare il convito suo in questa maniera . All’Aja ,dove erano soliti ragunarsi , furono primieramente , fuori della-,porta nella facciata , dipinte alcune figure di quelle , che ordi-nariamente si sanno nelle facciate , e ne’ portici degli spedali,cioè lo spedalingo , che in atti tutti pieni di carità , invita , e ri-ceve i poveri, e peregrini ; la quale pittura scopertasi la sera dellasesta al tardi, cominciarono a comparire gli uomini della Compa-gnia ; i quali bussando, poi che ali’ entrare erano dallo spedalingofiati ricevuti, pervenivano a una gran stanza acconcia a ufo di spe-dale con lesile letta dagli lati, e altre cose simiglianti ; nel mezzodella quale d’intorno a un gran fuoco erano vestiti a uso di palto-nieri , furfanti, e poveracci, il Bientina , Batista dell’ Ottonajo ,il Burlaceli!, il Baja, e altri così fatti uomini piacevoli, i quali fin-gendo di non esser veduti da coloro, che di mano in mano en-travano , e facevano cerchio, e discorrendo sopra gli uomini dellaCompagnia , e sopra loro stessi, dicevano le più ladre cose del Mondodi coloro, che avevano gettato via il loro , e speso in cene , e infeste troppo più, che non conviene ; il quale discorso finito, poichési videro esser giunti tutti quelli, che vi avevano a essere, vennesanto Andrea loro avvocato, il quale, cavandogli dello spedale,gli condusse in un’ altra stanza magnificamente apparecchiata, do-ve messi a tavola , cenarono allegramente , e dopo il Santo coman-dò loro piacevolmente , che per non soprabbondare in spese super-flue , e avere a stare lontano Hagli spedali, si contentassero d’unafesta l’anno , principale , e solenne , e si partì ; ed essi l’ubbidirono,facendo, per ifpazio di molti anni , ogni anno una bellissima cena , ecommedia, onde recitarono in diversi tempi, come si disse nella vi- commedieT. III. L tad’A-
Veglia , e cena .
Si ristrinsero le spesedi quelle cene,deve firecitarono bellissime