102 Quarta Parte.
nelle quali si ragunò più volte , con buona grazia di que' padri,che anco nel loro capitolo proprio gli accettarono alcune volte mei-to cortesemente . Ma essendo poi detto al signor Duca , che alcu-ni di detti monaci non erano del tutto contenti, che là entro siedificasse la Compagnia ; perché il monasterio avrebbe quella ser-vitù ; ed il detto tempio, il quale dicevano volere con l’opere loiofornire 3 si starebbe , quanto a loro , a quel modo ; sua Eccellenzafece sapere a gli uomini dell’ accademia , che già aveva avuto prin-cipio , ed aveva fatta la sesta“di s. Luca nel detto tempio, che poi-ché i monaci , per quanto intendeva, non molto di buona vogliagli volevano in case , non mancherebbe di provveder loro un aî-yffttia del Duca ali' tro luogo . Disiò oltre ciò il detto signor Duca , come principe ve-at endemia • ramente magnanimo che è, non solo voler favorire sempre la det-
ta accademia, ma egli stellò esser capo, guida, e protettore , eche perciò creerebbe anno per anno un luogotenente , che in suavece interveniste a tutte le tornate. E così facendo, per lo primoelesse il Reverendo don Vincenzio Borghini , fpedalingo de gl’ Inno-centi ; delle quali grazie , ed amorevolezze mostrate dal sig Ducaa questa sua nuova accademia , su ringraziato da dieci de’ più vec-chi , e eccellenti di quella . Ma perché della riforma della Compa-gnia, e degli ordini dell’accademia si tratta largamente ne’capi-toli , che furono fatti dagli uomini a ciò deputati , e eletti da tuttoil corpo per riformatori, fra Giovann’Agnolo, Francesco da Sangallo ,Agnolo Bronzino , Giorgio Vasari, Michele di Ridosso , e PierFrancesco di Jacopo di Sandro 1 -, coll’ intervento del detto luogo-tenente , e confermazione di sua Eccellenza, non ne dirò altro inquesto luogo . Dirò bene , che non piacendo a molti il vecchio sug-gello , e arme , ovvero insegna della Compagnia , il quale era un buecon l’ali a giacere, animale dell’ Evangelista sen Luca : e che ordi-natosi perciò , che ciascuno dicesse , o mostrasse con un disegno ilparer suo ; si videro i più bei capricci, e le più stravaganti, e bellefantasie , che si possano immaginare z • Ma non perciò è anco risolu-to interamente, quale debba estere accettato. Martino intanto , di-scepolo del Frate , essendo da Messina venuto a Fiorenza , in pochigiorni morendosi , fu sotterrato nella sepoltura detta , stata fatta dalsuo maestro : e non molto poi, nel 1564. fu nella medesima eoaMarnò di vivere il onoratissime essequie sotterrato esso padre fra Giovan’Agnolo , sta-f ra:e ' to scultore eccellente , e dal molto reverendo, e dottissimo maestro
Michelagnolo pubblicamente nel tempio della Nunziata lodato, con
una
1 II Vasari ripone tra gli scolarid’Andrea del Sarto in fine della suaVita questo Piersrancesco, del qua-le fa menzione nello stesso tomo il.anche a c.559. nella descrizione de-
gli apparati fatti per le nozze diCosimo I.
2 Vedi il tomo 1. delle letterepittoriche a c-i-i. 192. e 193.