Vita di Mtchelagnolo Bonarroti. 241sfenditura di bocca, e capelli sì divini , mani, braccia , ginoc-chia , e piedi , ed infomma tutto quello , che quivi fece , è da fa-re , che gli occhi nè stancare, nè saziare vi si possono giammai. Ve-ramente chi risguarda la bellezza de' calzari, e della corazza , ce-leste lo crede , e non mortale . Ma che dirò io dell’Aurora femmi-na ignuda, e da fare uscire il maninconico dell’ animo , e smarrire lostile alla scultura, nella quale attitudine si conosce il suo sollecitolevarsi sonnacchiosa , e svilupparsi dalle piume, perché pare, che neldestarsi ella abbia trovato serrato gli occhi a quel gran duca ; ondesi storce con amaritudine , dolendosi nella sua continuata bellezzain segno del gran valore . E che potrò io dire della Notte , statuanon rara , ma unica ? Chi è quelli, che abbia per alcun secolo intale arte veduto mai statue antiche , o moderne così fatte ? cono-scendosi non solo la quiete di chi dorme, ma il dolore, e la malin-conia di chi perde cosa onorata , e grande . Credasi pure , che que-sta sia quella Notte, la quale oscuri tutti coloro , che per alcun tem-po nella scultura « e nel disegno pensavano , non dico di passarlo ,ma di paragonarlo giammai ; nella qual figura quella sonnolenza lìscorge, che nelle immagini addormentate si vede . Perché da perso-ne dottissime furono in lode sua fatti molti versi Latini, e rime vol-gari , come questi, de' quali non si sa l'autore :
La Notte , ohe tu 'vedi in si dolci attiDormire , fu da un angelo scolpitaIn questo fasto ; e perché dorme , ha vita ;
Destala , se ho V credi , e pari erutti ,
A’ quali in persona della Notte rispose Michelagnolo così:
Grato mi è il sonno , e più /’ esser di sasso .
Mentre che il danno , e la vergogna dura ,
Non veder non sentir in è gran ventura •
Però non mi destar ; deh parla baffo .
E certo se la inimicizia , eh’ è tra la fortuna, eia virtù , e labontà d'una , e la invidia dell’ altra, avesse lasciato condurre tal co-sa a fine , poteva mostrare Parte alla Natura, che ella di gran lungain ogni pensiero l’avanzava *. Lavorando egli con sollecitudine,e con amore grandissimo tali opere, crebbe ( che pur troppo gli im-pedì il fine ) lo assedio di Fiorenza P anno 15 29. il quale fu ca-gione , che poco o nulla egli più vi lavorasse , avendogli i cittadini lortìficaVìrenudato la cura di fortificare , oltra al monte di son Miniato , la Terra,
T. III. H li come
1 Tanta era la fama dell’ eccel- si portò a vederla , e quindi mon-lenza di quella cappella , che Car- tato a cavallo , di lì si meste in_>lo V. quando fu per partire di Fi- viaggio .renze il dì 4. di Maggio del 1536.