258 Q_w arta Parte.
tirate da i diavol i giù nella barca batte col remo ad imititazîone di
quello j che espresse il suo fàmigliarissimo Dante* qua nddo dissi-. :
Carente espresso , co-me e finto da. Dante . Caroli demonio con occhi di bragia ,
Loro accennando , tutte le raccoglie :
Batte col remo qualunque fi. adagia .
Nè si può immaginare , quanto di varietà sia nelle teestedi que'diavoli* mostri veramente d’inferno . Ne i peccatori si conosce ilpeccato * e la tema insieme del danno eterno . E oltra a i ogni bel-lezza straordinaria è il vedere tanta opera sì unitamente e dipinta*e condotta - che ella pare fatta in un giorno * e con quuella fine *che mai minio nessuno si condusse talmente . E nel vero > la molti-tudine delle figure* la terribilità 5 e grandezza dell’opeera è tale*che non si può descrivere* essendo piena di tutti ipossibbili umaniassetti * e avendogli tutti maravigliosamente espressi. Aivvengachèi superbi * gli invidiosi , gli avari * i lussinosi * e gli altari così lat-ti si riconoscano agevolmente da ogni bello spirito poer avere_.osservato ogni decoro sì d’ aria , sì d’ attitudini * e sì ci’ 'ogni altranaturale circostanza nel figurarli ; cosa che sebbene è nmaraviglio-sa , e grande * non è stata impossibile a questo uomo , per r essere sta-to sempre accorto * e savio * e avere visto uomini assai* ee acquista-to quella cognizione con la pratica del Mondo* che sfanno i si-Tntto il terribile . e losofi con la speculazione * e per gli scritti . Talché chi giudizioso ,fiiritc, che fui aver e nella pittura intendente si trova * vede la terribilità cdell’arte*e in quelle figure scorge i pensieri * egli affètti* i qnalili mai peraltro * che per lui, non furono dipinti . Così vede ancora qquivi * co-me si fa il variare delle tante attitudini negli strani , e di iversi gestidi giovani * vecchi, maschi * femmine ; ne i quali a chi ncion si mo-stra il terrore dell' arte insieme con quella grazia , che eegli avevadalla Natura ? perché fa scuotere i cuori di tutti quelli * cbhe non sonsaputi » come di quelli, che sanno in tal mestiero . Vi sonno gli scor-ti , che pajono di rilievo * e conia unione sa morbidezza ; « e la finez-za nelle parti delle dolcezze da lui dipinte, mostrano \ veramentecome hanno da essere le pitture fatte da buoni, e veri j pittori ; evedesi ne i contorni delle cose girate da lui per una via , cheda altri, che da lui, non potrebbono estere fatte , il vero j giudizio *e la vera dannazione , e resurrezione. E questo nsll’ an te nostraè quello essempio , e quella gran pittura mandata da Dio . agli uomi-ni in Terra , acciocché veggano come il fato 1 fa quando glifi intelletti
dal sii-le è quasi perito . Lo stesso Vasari dati a Giulio Romano , i eh’ era ?—>tom. il. a c. 466. dice d’ averjp in Mantova,che suppongo « essere statitre carte ritratti dal detto Giudi- varj gruppi di ligure Innsernali.zio i sette peccati mortali, e man- 1 Cioè la divina Provvidenza.