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Tomo terzo.
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3 oS Q_uarta Parts.

come avviene a molti dopo la morte , essendosi visto , che Giulio II.

Leon X. Clemente VII. Paolo III. e Giulio III . 1 e Paolo IV. e_»

Pio IV.

ste materie , quanto faceva duo-po per giudicare dell opere di Mi-chelangiolo ; 1 eccellenza delle_ ,

quali è profonda. Inoltre il Dolceera troppo innamorato di Tiziano ,e del bel colorito della scuola Ve-neziana . Il detto Felibien , cheera in questa materia molto pe-rito , rilponde dottamente alle cri-tiche dicendo ( ivi a cart. 505. )'Tson ci è flato mai uomo , che abbiaposseduto meglio i principi della pit-tura , quanto Micbelagnolo ; nessu-no avendo meglio disegnato di lui ,e il disegno è il fondamento di quest'arte . E poi rivoltosi al suo k ima la-dro soggiunge; Cbe pensate voi ,cbe fieno in comparazione del dise-gno tutte l'altre parti , delle qualiavete parlato con tanto fracasso ,come farebbe il costume , e la con-venienza , cioè la maniera di trat-tare listoria con tutta quella ve-rifimìglianza , che ella richiede: ese volete anche la prospettiva me-desima : e vi aggiungerò anche ilcolorito , e la maniera di trattarei lumi , e l' ombre , che io stimo mol-to ? Tutte queste cose fono un nullarispetto al disegno , perche elle nonfi veggono , se non fu questa prin-cipal parte , senza la quale un' ope-ra sarà piena di gran difetti &c.Il grande sforzo di queiì' arte con-siste , cbe la mano eseguisca felice-mente , e per de'tratti ben forma-ti ciò , cbe Jo spirito ha concepito ;talché questi tratti , e queste figureespongano alla villa le vere imma-gini delle cose , che uno vuol rap-presentare , ma in maniera , chevi sia una bella proporzione ne' cor-pi , e una viva espressione nelle lo-ro azioni , e ne' loro moti . Ecco incbe consiste il disegno . Egli è quel-lo , cbe nota esattamente tutte le

parti del corpo umano , che fcuopre ,quanto il pittore sia perito nellascienza dell ossa , de' muscoli , e del-le vene . E quello , che il pesoai corpi per metterli in equilibrio ,e far , che non paja , eh' e' ca-schino , e non fi foHengano fu il lo-ro centro : e quello , che fa parerenelle braccia , e nelle gambe , e nell'altre parti più 0 meno di sforzo ,fecondo le azioni più forti , 0 più de-boli , cbe egli debbon fare , 0 soffri-re : e quello , che nota su' linea-menti del viso tutte le differenti es-pressioni , che fcuoprono le inclina-zioni , e le passioni dell' anima : ein fine quello , che fa disporre i pan-ni , e porre tutte le cose , che entra-no in una gran composizione , con fi-metrìa , e con bel significato &c.senza cbe i colori fieno necessari .Non é maraviglia , che le cole diMichelagnolo , ancorché piene didissicultà , sembrino fatte senzafatica, perché egli aveva questoprincipio, e questa massima nel suooperare , che si legge nel Ragiona-mento del Gello sopra le dissicultàdi mettere in regola la lingua , cbesi parla in Firenze , stampato insie-me con unaltra Operetta intito-lata : Tier Francesco Giambullaridella lingua , che fi parla , e scri-ve in Firenze 1551. in 8- appressoil Torrentino . La massima è questa : Soleva dire Michelagnolo Bo- narroti, quelle sole figure esser buone , delle quali era cavata la fatica, cioè condotte con si gran-,, de arte , che elle parevano cose,, naturali, e non d artifizio

1 Giulio III. sorse mostrò mag-giore stima , amore, e venerazio-ne verso il Bonarroti, che gli al-tri Pontefici qui nominati dal Va-sari , benché non lo facesse opera-re ,