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Tomo terzo.
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Vita di Michelaonolo Bonarroti. 307

Pio IV-sommi Pontefici 1 hanno sempre voluto appresto : e come sisa, Solimano Imperatore de Turchi 1 , Francesco Valefio re diFrancia S Carlo V- Imperatore , e la Signoria di Venezia *, e final-

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re, come avverte bene il Condi-vi §. LVHI. dicendo di esso Giulio :,, Non sè servito di Michelagno- lo in farlo lavorare , avendo ri- spetto ali età , in che egli si tro- va . Conosce bene , e gusta la,, grandezza sua, ma si risparmia d' aggravarlo più di quel eh egli si voglia ; il qual rispetto , a mio giudizio, arreca a Michelagno- lo più riputazione, che qualun- que occupazione , in che 1 han tenuto gli altri Pontefici. Benè vero, che lo consultava in tut-to , e mandava gli artefici a casasua per prendere la sua direzione .Solamente gli commesse un disegnod una facciata per un palazzo, cheavea in animo di fabbricare in Ro-ma, che poi non messe in esecu-zione , e il disegno è perduto , congrave danno dell arte , essendochéera maraviglioso per la novità dellinvenzione, e per lidea fuori delconsueto, e della maniera ordina-ria , non obbligata , come quivi di-ce il Condivi, a legge alcuna an-tica , ovver moderna . E veramen-te Michelagnolo nel! architetturaha superato tutti gli antichi, co-me si vede specialmente nel di die-tro di L. Pietro fatto d un solo or-dine , benché di grande altez-za , dove gli antichi fecero il Co-losseo di tanti ; e pure sempre siprotestava di non esser architetto .11 Papa poi sempre si lamentavadella soverchia modestia del Buo-narroti , che non gli chiedeva mainiente . E monsig. di Porli maestrodi camera del Papa , e lo stessoCondivi testificano daver sentitodire colle loro orecchie da quelPontefice , che volentieri avrebbelevati degli anni alla propria vi-

ta per aggiugnerli a quella del Bo-narroti, perché il Mondo non_>fosse così presto privo d un taluomo. E una volta disse al me-desimo Bonarroti, e poi lo ripe- più volte con altri, che se glisopravviveva , lo voleva fare .imbalsamare, ed averlo apprestodi se , acciocché il suo cadave-ro fosse perpetuo , come le sueopere.

1 II Condivi al §. lvii. dice ; Fino il Gran Turco padre di que- sto , che oggi tiene lo Imperio, come di sopra ho detto, gli man- certi religiosi di s. Francesco con sue lettere a pregarlo, che dovesse andare a star séco, or- dinando per lettere di cambio , che non solamente in Firenze dal banco deGondi gli fosse sbor-,, fata quella quantità di danari, ehegli voleste per suo viatico, ma ancora, che passato a Coffa terra vicina a Ragusi , fosse quin-,, di accompagnato fin a Coslanti- nopoli da un de suoi Grandi o- noratissimamente.

2 Lo stesso autore quivi soggiun-ge : Francesco Valefio re di Francia lo ricercò per molti mez-,, zi, facendogli contare in Ro- ma, ogni volta che volesse an- dare , tremila scudi per suo viatico -

3 E appresso soggiunge lo stes-so : Dalla Signoria di Vinegia fu a Roma mandato il Bruciolo a invitarlo ad abitare in quella città , e ad offerirgli provvisione di scudi fecento l'anno , non,, 1 obbligando a cosa alcuna , ma solamente perché con la perso- na sua onorasse quella repubbli- ca, con condizione , che s egli

in

Prìncipi, che It «mane , e lo desidera-no .