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Tomo terzo.
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Z2S A R T A PARTE.

molte figure belle di terra cotta, e colorite di colore di marmo,le quali gli parvero una eccellente cosa ; e perché quello scultorenon sapeva lavorare il marmo, disse : Se questa terra diventastemarmo, guaj alle statue antiche. Fu detto a Michelagnolo , chedoveva risentirsi contro a Nanni di staccio Bigio, perché volevaogni dì competere seco ; rispose : Chi combatte con dappochi, nonvince a nulla . Un prete suo amico disse : E gli è peccato, che nonabbiate tolto donna, perché aresti avuto molt i figliuoli, e lasciatoloro tante fatiche onorate ; rispose Michelagnolo : Io ho moglieTennel'MUper mo- troppa , che è questa arte , che m’ha fatto sèmpre tribolare, ei***** * tr tài figliuoli saranno l'opere , che io lasserà; che se saranno daniente , si vi vera un pezzo ; e guai a Lorenzo di Bartoluccio 0 bi-storti , le non faceva le porte di s. Giovanni, perché i figliuoli ,e i nipoti gli hanno venduto , e mandato male tutto quello , chelasciò , e le porte sono ancora in piedi 1 . Il Vasari mandato da Giu-lio III.

zaro , che egli vide nella sala delpalazzo di s. Marco , avanti chefosse posto in s. Maria Maggiore ,donde è stato trasferito nelle stan-ze del Quirinale da BenedettoXIV".di felice memoria ; la qual lodediede gran credito al Muziano,come dice il Baglioni a c.49. laon-de è più che credibile quelche di-ce il Dolce a c. 132. del suo Dia-logo , cioè che avendo Michela-gnolo veduto il ritratto del du-ca Alfonso di Ferrara fatto da vi-ziano , „ ei lo ammirò, e lodò,, infinitamente dicendo , eh’ egli„ non aveva creduto , che 1’ arte,, potesse far tanto ; e che solo„ Tiziano era degno del nome di„ pittore .

1 Un suo bel detto, e senten-zioso è riferito dal Vasari to. il.a c. 406. che vedendo le medaglieeccellentissime d’ Alessandro Cesa-ri, disse presente il Vasari , cheera venuto l’ora della morte per 1*arte, perciocché non si poteva ve-der meglio. E così fu, e così seguein ogni arte, quando è arrivataal sommo , coma si è veduto nell*oratoria , nella poetica &c. Unaltro suo bel motto si legge a car-te

àngelus Bonarota , quum artijìcìsnefeio cujus Mutìnenfis Jìgna figli-na artis eximict vidi/set , dixijfefertur , attum esse de šìatuaria ,fivetnarmore , jtve cere fingeret , quumprimum ea figlina marmoris acqui -rerent soliditatem.Yer altro Miche-langelo lodava anche gli arteficiinferiori di gran lunga a lui, con-siderando con molta discrizione itempi, e i luoghi, ne’ quali era-no vivuti, e quello che aveva-no di buono , senza guardarequalche loro imperfezione . Co-sì ammirava la chiesa di S. Ma-ria Novella di Firenze, benchéd’ ordine volgarmente detto (-ot-tico per la sua bella proporzio-ne , come si è detto nel tomoprimo a c. 319. e la chiesa di sanFrancesco al monte fatta dal Cro-naca ( tom. 2. c. 146. ) che chia-mava la sua bella villanella ; cosìlodava le pitture diciotto (tom.i.C.53.) e di Jacopo Avanzi ( tom. 1.cart. 509- ) e di Luca Signorelli( tom. p. c. 366. ) E non solo 1 ’ o-pere de’ pittori morti, ma ancode' Viventi , come fece del qua-dro del Muziano Bresciano, cherappresenta la resurrezione di Laz.