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Tomo terzo.
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nerva , ovvero l’ Arte ; perciocché si può dire con verità , che do-po la bontà de' costumi, e della vita , la quale dee tener sempreappresso i migliori il primo luogo ; l’arte poi sia stata quella , cheha dato a quest’ uomo , non solo onore , e sacultà , ma anco tantagloria , che si può dire, lui aver’ in vita goduto que’ frutti, che ap-pena dopo morte sogliono dalla fama trarne, mediante l’egregieopere loro , gli uomini illustri, e valorosi . E quello , che è più ,aver in tanto superata l’invidia , che senza .alcuna contradizione ,per consenso comune , ha il grado , e nome delia principale, emaggior eccellenza ottenuto. E per questa cagione aveva sotto ipiedi questa figura l’Invidia, la quale era una vecchia secca , edistrutta, con occhi viperini, ed insomma con viso, e fattezze ,che tutte spiravano tossico, e veleno : ed oltre ciò era cinta disèrpi, ed aveva una vipera in mano . Queste due statue erano dimano d’ un giovinetto di pochissima età , chiamato Lazzaro Cala-Lavtaro Calarne meo da Carrara 1 ; il quale ancor fanciullo , ha dato infino a oggipittore t scultore -, e j n alcune cose di pittura , e scultura gran saggio di bello, e viva-

Andrea scultore, dissimo ingegno . Di mano d’Andrea Calamec 2 zio del sopraddet-

to , ed allievo dell' Ammarinato , erano le due statue poste sopra ilquarto piedistallo, che era dirimpetto ali’ organo, e risguardavaverso le porte principali della chiesa ; la prima delle quali erafigurata per lo Studio ; perciocché quelli, che poco , e lentamen-te s’ adoprano, non possono venir in pregio giammai, come venneMichelagnolo ; concioiîiachè dalla sua prima fanciullezza di quin-dici insino a novanta anni, non restò mai, come disopra si è ve-duto , di lavorare. Questa statua dello Studio , che ben si conven-ne a tant’ uomo, il quale era un giovane fiero , e gagliardo, il

- quale alla fine del braccio poco sopra la giuntura della mano ave-

va due allerte , significanti la velocità, e spessezza dell’operare,si aveva sotto , come prigione , cacciata la Pigrizia , ovvero Ozio-sità , la quale era una donna lenta, e stanca , ed in tutti i suoiatti grave, e dormigliosa . Queste quattro figure disposte nellamaniera, che s’è detto, facevano un molto vago , e magnificocomponimento, e parevano tutte di marmo ; perché sopra la ter-ra fu dato un bianco, che tornò bellissimo. In fu questo piano »

dove

1 Lazzaro Calamec da Carrarariportato nell’ Abecedario con lestesse parole, del Vasari.

2 Andrea Calamec, fecondo ilP. Orlandi nel detto Abecedario ,lavorò in Firenze nel deposto ins.Croce di Michelangelo Bonarroti,efece la fatua rappresentante lo Stu-dio , sotto a cui Èlafi prostesa , e co-me prigioniera la Tigri%,ia . Ma il

P. Orlandi scambia dal sepolcro alcatafalco , poiché nel sepolcro nonci tono altro , che tre statue, cherappresentano la pittura, la scul-tura , e 1’ architettura , come sipuò vedere nel frontespìzio diquesto tomo , dove è delineato e-sattamente il deposito , o sta il se-polcro di Michelangelo. Troppospesso scambia questo buon padre .

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